Abruzzo, stop ai rifugiati ucraini «Raggiunto il pieno negli hotel»

La Protezione civile regionale scrive alle associazioni: i prossimi arrivi andranno fuori regione
Si ferma a 9.088 il conto degli ucraini in fuga della guerra accolti in Abruzzo. La Protezione civile regionale, infatti, ha chiuso le porte a nuovi arrivi. «Non risulta possibile incrementare ulteriormente i numeri dell’accoglienza alberghiera»: ha scritto infatti in una nota ufficiale, firmata dal suo direttore Mauro Casinghini e inviata alle autorità e alle associazioni, di cui Il Centro è venuto in possesso. Pesano sia il grande afflusso turistico che nel frattempo ha raggiunto la regione per il clou dell’estate e ha portato le strutture ricettive a raggiungere la capacità massima, sia altre criticità del sistema, a partire dagli hub vaccinali che, dopo essersi trasformati nel primo punto di approdo e identificazione degli ucraini, ora sono tornati al loro compito originario della somministrazione delle quarte dosi del siero anti-Covid.
Del resto l’ospitalità dei profughi si regge quasi esclusivamente proprio sugli hotel, dove si trova oltre la metà degli ucraini giunti in regione. A loro sarà comunque garantito di restare, almeno fino a fine anno. Nei giorni scorsi, infatti, la Regione ha rinnovato fino al 31 dicembre la convenzione per l’accoglienza con gli alberghi, che avranno un rimborso dei 65 euro al giorno per ogni persona ospitata.
LA NOTA UFFICIALE
«Nell’ambito del lavoro di accoglienza ispirato alla massima collaborazione istituzionale, oltre che all’attenzione al dramma vissuto dai cittadini ucraini, allo stato attuale non risulta possibile incrementare ulteriormente i numeri dell’accoglienza alberghiera, non solo per la residuale e discontinua disponibilità delle strutture stesse, le quali sono impegnate anche con il regolare afflusso turistico estivo, ma soprattutto per gli oggettivi limiti dell’intero sistema di accoglienza regionale»: così scrive la Protezione civile regionale nella nota inviata ad autorità e associazioni che collaborano con la Regione nell’ospitalità dei profughi provenienti dal Paese invaso. Continua la missiva: «Un sistema che vede mobilitati gli enti locali; l’Ufficio Scolastico Regionale; la sanità regionale attraverso le attività svolte dalle Asl e dai medici di medicina generale e pediatri; decine e decine di volontari della Protezione civile chiamati alle più disparate attività connesse alla presenza dei profughi presso le strutture alberghiere, e contestualmente impegnati nella ripresa dell’attività vaccinale, nella lotta attiva agli incendi boschivi, nelle numerose attività locali anche di interesse regionale. A questi ultimi si aggiungono anche le altre realtà del Terzo Settore che stanno garantendo servizi aggiuntivi di assoluta necessità, oltre la strutturazione, a livello nazionale, della rete di accoglienza diffusa a seguito degli specifici bandi che dovrebbero garantire, auspicabilmente entro tempi brevi, un’accoglienza più strutturata per il lungo periodo». Quindi la decisione: «Ciò rappresentato, si comunica che a partire dai prossimi giorni potranno essere assicurate, sempre attraverso gli hub regionali (che peraltro saranno riconfigurati per rispondere in maniera più efficace alle necessità vaccinali), solamente residuali attività di accoglienza di piccoli numeri di cittadini ucraini che, sempre nell’ambito delle citate attività sussidiarie, verranno sistemati laddove possibile».
In un messaggio informale inviato dal dipartimento ad altre associazioni di volontariato, si parla anche di «raggiungimento della massima capacità di accoglienza» e di comunicazione di eventuali nuovi arrivi alla Protezione civile nazionale per «lo smistamento presso i Cas disponibili sul territorio nazionale o presso altre regioni».
I NUMERI DELL’ACCOGLIENZA
Il conto dei profughi ucraini accolti in Abruzzo si ferma dunque alla quota 9.088 segnalata dal bollettino del 22 luglio.
Di questi, quasi 5mila sono ospitati nel Teramano – sopratutto sulla sua costa affollata anche di turisti in questo periodo estivo mentre – tutti gli altri sono quasi equamente divisi tra le altre regioni.
Sono 3.446 gli ucraini che si trovano in case di amici o parenti e solo 286 quelli nei centri di accoglienza straordinaria pubblici. L’accoglienza è quasi del tutto impegno degli albergatori, che ne stanno ospitando 5.356.
ALBERGHI ANCORA DISPONIBILI
Chi è già negli alberghi ci potrà restare, almeno fino a fine anno. Nei giorni scorsi, infatti, la Regione ha rinnovato fino al 31 dicembre la convenzione con le associazioni di categoria Federalberghi Confcommercio, Federturismo Confindustria, Assoturismo Confesercenti e Faita Federcamping.
La convenzione prevede un servizio di pensione completa per cui le strutture turistiche riceveranno dalle autorità un rimborso di 65 euro al giorno a persona (gratis i bambini con meno di 3 anni, mentre 32 euro di rimborso per quelli da 4 a 12 anni).
Gli operatori turistici, tra le cose, si impegnano anche ad una «adeguata fornitura di prodotti per l'igiene personale consistente in un kit di cortesia, da rinnovare a richiesta, composto in misura minima da sapone, shampoo, dentifricio, bagnoschiuma».

