Accoltellato dopo la lite, patteggiano in 2

9 Febbraio 2019

L’aggressione si consumò alla golena sud: un 25enne venne ferito dopo una discussione sulla viabilità e operato d’urgenza

PESCARA. Il 12 febbraio del 2017, A.F., oggi 25 anni, rischiò di morire perché raggiunto da due profonde coltellate che gli vennero inferte per una banale discussione legata alla viabilità. Quel gravissimo episodio di violenza gratuita, avvenuto nei pressi del parcheggio della golena sud di Pescara, venne originariamente ritenuto dalla procura talmente grave da contestare, ai due indagati, l'ipotesi di reato di tentato omicidio. Ma nonostante le testimonianze delle persone presenti al fatto (due amici che erano in macchina con la vittima quando intervennero i cinque componenti dell'altra autovettura) e soprattutto le dichiarazioni del medico dell'ospedale che fu costretto a sottoporre il ragazzo a intervento chirurgico, quel reato è stato derubricato (dal pm che sostituì la collega Valentina D'Agostino che ha lasciato la procura pescarese) in lesioni gravi e ai due imputati è stato concesso il patteggiamento davanti al gup che si è concluso con una doppia condanna: Alex D'Amico, che inflisse materialmente i colpi, ha concordato la pena finale di 2 anni e 8 mesi di reclusione, Mattia Bolognese, in concorso morale per lo stesso reato, 2 anni e 6 mesi. Contro il patteggiamento il legale della famiglia del giovane accoltellato, l'avvocatessa Gianna Giannini, si era opposta presentando una memoria con la quale sollecitava il giudice a rimettere il fascicolo al pm per formulare l'ipotesi accusatoria iniziale di tentato omicidio. «Per distinguere il reato di lesioni personali da quello di tentato omicidio», ha sostenuto il legale nella memoria, «occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell'agente, sia alla differente potenzialità dell'azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall'idoneità dell'arma impiegata, nonché dalle modalità dell'atto lesivo».
E in effetti una delle coltellate raggiunse il giovane malcapitato al torace, vicinissimo al cuore. E a sostegno di questa tesi il legale ha anche allegato le dichiarazioni del medico dell'ospedale che scrisse testualmente: «Ritengo che la ferita in questione, inferta per uccidere, avrebbe causato la morte del paziente se non fosse stato soccorso tempestivamente, poiché il segmento lingulare lobo polmonare superiore sinistro è adiacente al cuore». Ma secondo il gup Gianluca Sarandrea «è corretta la qualificazione giuridica dei fatti - come si legge nella sentenza del 5 febbraio scorso - in quanto l'occasionalità della vicenda e le condizioni in cui è maturata la lite tra le parti porta fondatamente a rilevare l'assenza di una volontà omicidiaria da parte degli imputati, mossi nella condotta loro ascritta dal solo intento di cagionare lesioni al F.». Ma la vicenda non si conclude con la definizione della questione penale e i familiari del ragazzo, che non hanno accettato questa decisione, hanno già dato mandato al legale per agire in sede civile per il risarcimento del danno.