Accoltellò a morte il vicino: il 17 luglio processo d’appello

24 Giugno 2020

PESCARA. Prenderà il via il prossimo 17 luglio, davanti alla Corte di Assise d'Appello dell'Aquila, il secondo capitolo della storia processuale riguardante l’omicidio di Salvatore Russo, il...

PESCARA. Prenderà il via il prossimo 17 luglio, davanti alla Corte di Assise d'Appello dell'Aquila, il secondo capitolo della storia processuale riguardante l’omicidio di Salvatore Russo, il muratore di 58 anni ucciso a Pescara il 25 aprile 2018 con 38 coltellate dal vicino di casa.
L'imputato è Roberto Mucciante, 53 anni, reo confesso del delitto, che uccise Russo perché disturbato dai rumori a suo dire provenienti dall’appartamento della vittima. Mucciante in primo grado era stato condannato con rito abbreviato dal gup, Elio Bongrazio, a 16 anni di reclusione.
Il pm Luca Sciarretta aveva invece chiesto 20 anni di carcere, contestando al 53enne le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. Il giudice aveva riconosciuto i futili motivi, escludendo però l'aggravante della crudeltà. Sulla determinazione della pena aveva inciso il rito abbreviato - rito alternativo che consente di definire il processo in sede di udienza preliminare e ottenere uno sconto di pena pari a un terzo - e la seminfermità mentale dell'imputato accertata da una perizia psichiatrica del professor Massimo Di Giannantonio, docente di Psichiatria alla facoltà di Medicina dell’università D’Annunzio, secondo la quale all'epoca dei fatti Mucciante era parzialmente incapace di intendere e di volere, poiché «affetto da una patologia psichiatrica che ne ha compromesso grandemente la capacità di autodeterminarsi».
ll delitto avvenne nel garage del palazzo dove vivevano Mucciante e Russo, rispettivamente al primo e al secondo piano, all’angolo tra via del Circuito e via Pian delle Mele, quasi al confine con Villa Raspa. Una vera e propria furia omicida quella di Mucciante, che colpì la povera vittima prima al torace e all'addome, con il colpo fatale al cuore, e poi dietro alla schiena.
Salvatore non riuscì a difendersi: il vicino non gli diede tempo e modo e lo uccise con una ferocia inaudita. Il 53enne è difeso dagli avvocati Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio. La famiglia della vittima è invece rappresentata dagli avvocati Andrea Cocchini e Alessandro Dioguardi.
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