Accusato di falso per proteggere l’amico Il tribunale lo scarcera

Annullata l’ordinanza di arresto di Luca Ciuffetelli, 36 anni coinvolto nell’indagine su 115mila euro sequestrati a un rom
PESCARA. Luca Ciuffetelli è tornato libero. Era stato arrestato il 15 novembre scorso e rinchiuso prima nel carcere di Vasto e poi in quello di Pescara ma tre giorni fa, lunedì, il Tribunale dell'Aquila (sezione per il Riesame dei provvedimenti restrittivi delle libertà personale) ha annullato l'ordinanza del giudice Baldovino De Sensi che aveva disposto l'arresto del 36enne pescarese e la sua detenzione in carcere. Ciuffetelli era stato arrestato dalla squadra mobile di Pescara per i reati di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria e falsa testimonianza.
I fatti che riguardano Ciuffetelli, difeso dall'avvocato Manuel Sciolè, sono legati alle vicende di Angelo Cirelli, 57 anni, di origine rom. Nella cucina dell'abitazione che Cirelli occupava a Fontanelle, i carabinieri hanno trovato, a gennaio 2019, ben 114.950 euro: dopo quel ritrovamento, a giugno del 2019 il Tribunale dell'Aquila ha disposto (in base alle disposizioni del Codice antimafia) il sequestro dei beni di Cirelli e della famiglia, e cioè un immobile, tre auto e il denaro scovato in cucina per via della sproporzione tra la capacità reddituale della famiglia e il tenore di vita, non esistendo delle fonti di guadagno lecite.
A quel punto è entrato in scena Ciuffetelli, chiamato come testimone da Cirelli per opporsi al sequestro. Ciuffetelli ha dichiarato che una parte dei 114.950 euro, cioè 40mila euro, sono stati vinti al gioco da Cirelli tra il 2009 e il 2011 nel suo centro scommesse Snai di Francavilla. E che quelle somme sono state riscosse da Ciuffetelli per conto di Cirelli perché quest'ultimo non possedeva un conto corrente.
Per avvalorare questa tesi sono stati prodotti dei moduli di identificazione dei riscossori delle vincite, ma per il giudice del Tribunale dell'Aquila che ha disposto l'arresto le dichiarazioni e le attestazioni rese dal 36enne sono false. Per ottenere l'annullamento del provvedimento di arresto, Sciolè ha evidenziato una serie di punti. Al centro della sua tesi c'è un punto che appare fondamentale e cioè che non sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico di Ciuffetelli tali da giustificare la detenzione cautelare in carcere e l'indagato, sostiene il legale, ha subito chiarito la propria posizione durante l'interrogatorio di garanzia avvenuto pochi giorni dopo l'arresto, il 18 novembre.
In particolare, Ciuffetelli ha chiarito di non essere mai stato titolare di un centro scommesse Snai, ma di aver procacciato clienti al punto Snai di Francavilla finito al centro della vicenda (un fatto, questo, già chiarito in passato). Lì ha giocato spesso e vinto con Cirelli ma quest'ultimo non riscuoteva le somme vinte, non avendo con sé i documenti.
Quanto alla dichiarazione manoscritta prodotta in Tribunale sulla titolarità del centro Snai di Francavilla, è stata solo sottoscritta da Ciuffetelli, che ne ha già smentito il contenuto di fronte ai giudici. Inoltre, sempre a detta della difesa, Ciuffetelli non sapeva che la documentazione utilizzata per l'opposizione al sequestro dei beni di Cirelli potesse essere usata per quello scopo. E comunque Ciuffetelli, ha chiarito il suo difensore, non ha mai prodotto alcunché all'autorità giudiziaria né sapeva l'uso che sarebbe stato fatto della documentazione che ha rilasciato.
Inoltre tra Ciuffetelli e Cirelli, ha chiarito il legale rivolgendosi al Tribunale del Riesame, non c'è stato alcun accordo per agevolare o anche solo intralciare le sorti processuali di Cirelli. Contestando i presupposti del provvedimento di arresto, Sciolè ha anche fatto presente che non esistono elementi tali da far ritenere attuale e concreto il pericolo di reiterazione delle condotte criminali contestate a Ciuffetelli, che peraltro risalgono a più di un anno fa, né è stata riscontrata la propensione a delinquere del 36enne, ha sottolineato il difensore. L'arresto è stato, per la difesa, sproporzionato e non legittimato da elementi riscontrabili. In due parola, per Sciolè l'ordinanza è stata «oltremodo illegittima».
Entro 45 giorni si conosceranno i motivi che hanno portato ad annullare l'ordinanza di arresto.

