Acqua alla Puglia, stop al piano: negato il permesso per le analisi

13 Settembre 2024

L’Ersi dice no alla richiesta dell’Acquedotto Pugliese di esaminare la sorgente del Basso Tirino a Bussi Il documento: «Non c’è alcuna volontà regionale, nessuna ipotesi di sfruttamento delle risorse idriche»

PESCARA. «L’Ersi, per quanto di competenza, non è nelle condizioni di poter autorizzare quanto da voi richiesto e non ritiene di poter favorire l’accesso ai pozzi di Bussi sul Tirino per le finalità da voi indicate». Le ultime tre righe di una lettera ufficiale su carta intestata della Regione Abruzzo chiudono, almeno per adesso, il caso dell’acqua alla Puglia: non si può cedere l’acqua del Tirino. Perché c’è un’emergenza idrica che sembra senza fine e perché «non risulta alcuna volontà regionale». A firmare il documento è Alessandro Antonacci, direttore dell’Ersi, l’ente che controlla l’acqua nella nostra regione: l’Ersi nega all’Acquedotto Pugliese il permesso di analizzare la sorgente del Basso Tirino, a Bussi.
STOP AL PIANO Il piano dell’Acquedotto Pugliese si fonda su uno studio di 73 pagine commissionato al Politecnico di Bari e all’università d’Annunzio di Chieti Pescara e pagato 100mila euro. Quella ricerca ha svelato la fattibilità dell’affare Abruzzo-Puglia: «Le acque della sorgente del Basso Tirino presentano interessanti prospettive di sfruttamento a uso idropotabile» con «capacità di captazione stimata di almeno 4-5 metri cubi al secondo», cioè 4mila-5mila litri al secondo. Lo studio risale al 2022; ancora prima, nel 2020, l’Acquedotto Pugliese aveva inserito l’investimento nel piano industriale. Adesso, con due mail inviate nei giorni scorsi, prima all’Aca e poi alla Regione, l’Acquedotto Pugliese ha fatto un altro passo e ha chiesto il permesso per «l’esecuzione di analisi chimiche» a valle dell’abitato di Bussi. Ma la politica e l’Ersi dicono no.
L’ERSI DICE NO Di fronte alla convenzione siglata tra Acquedotto Pugliese e i due atenei, resa nota dagli ambientalisti del Forum H2O, l’Ersi commenta: «Appare strano che l’iniziativa sia stata presa senza il preventivo coinvolgimento della Regione Abruzzo che, a seguito della delega delle funzioni statali in materia di acque pubbliche, risulta essere l’unico ente competente della tutela, della disciplina e dell’utilizzazione delle risorse idriche». E l’Ersi annuncia che la cessione dell’acqua abruzzese non rientra nei progetti della Regione: «Altrettanto singolare è che l’iniziativa non sia stata resa nota all’Ersi - Ente regionale servizio idrico integrato - Autorità d’ambito unica abruzzese, competente della pianificazione e programmazione di tutte le opere in materia di servizio idrico integrato, cui non risulta alcuna volontà regionale tendente allo sfruttamento di risorse non già utilizzate attraverso ulteriori captazioni sull’attuale sistema degli usi idrici nella valle del basso e medio Tirino».
«IMPATTO AMBIENTALE» Il prelievo di 4-5mila litri d’acqua al secondo dal fiume potrebbe provocare, poi, problemi anche alle centrali idroelettriche a valle: «Restano da valutare», recita la nota dell’Ersi, «i significativi impatti sull’ambiente che determinerebbe un simile progetto e la conseguente, indubbia necessità di una profonda revisione, in tal senso, del Piano di tutela della acque pubbliche regionali, attività peraltro non di competenza della scrivente Autorità d’ambito». Poi, l’Ersi chiude la porta al progetto di prelevare l’acqua a Bussi e trasportarla in Puglia attraverso una conduttura lunga centinaia di chilometri: «Da parte nostra, in qualità di ente del servizio idrico», recita la lettera dell’Ersi, «rappresentiamo che non esiste, ad oggi, nessuna ipotesi di sfruttamento delle acque pubbliche regionali alternativa/aggiuntiva rispetto a quella attuale, né potrebbe esistere, se non a seguito di un diverso progetto di utilizzo delle risorse idriche da parte del governo regionale».