Acqua, basta rubinetti a secco: caccia alle perdite nelle condotte

L’Azienda acquedottistica vuol ricostruire la mappa delle falle tra Pescara, Montesilvano e Chieti Scalo Da giugno, analisi sulle reti senza bucare le strade per intervenire sui tubi prima di rotture evidenti
PESCARA. A caccia delle “perdite occulte” con sistemi sofisticati per migliorare la rete acquedottistica nell’area metropolitana. Da giugno l’Aca comincerà a sondare le condotte di Pescara, Montesilvano e Chieti Scalo per individuare falle che non vengono alla luce immediatamente, o che addirittura provocano perdite che non emergono.
«Può capitare che ci sia un terreno molto drenante», spiega il direttore tecnico dell’Azienda Lorenzo Livello, «o che l’acqua “sfoga” nella rete fognaria: in questi casi, non è possibile sapere se c’è o no una perdita come quando l’acqua emerge in superficie. Perciò, affidando questo incarico a una ditta esterna, puntiamo in tre o quattro mesi a realizzare una mappatura delle zone più critiche in cui sostituire le tubature».
Questo progetto riguarda i tre centri maggiori in cui opera l’Aca, che gestisce il servizio idrico in 64 comuni divisi tra le province di Pescara (46), Chieti (12) e Teramo (6). Pescara, Montesilvano e Chieti contano infatti circa 225mila abitanti, a fronte di una popolazione di 428mila residenti serviti dell’Azienda. «Molte perdite sono causate dallo stress esercitato dalla pressione dell’acqua sulle tubazioni», sottolinea Giovanna Brandelli, ingegnere dal giugno scorso alla guida dell’Aca, «perché a volte non collimano capacità delle reti e il grado di urbanizzazione dei Comuni. Il nostro compito è anche quello di valutare le soluzioni ottimali di approvvigionamento, eventualmente costruendo nuovi tratti di adduzione, e di ridurre al minimo disagi e disservizi».
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