«Acqua, la crisi non è scongiurata Ci salveranno solo neve e freddo»

30 Gennaio 2023

La presidente Brandelli: le precipitazioni non sono sufficienti, continua il monitoraggio sulle sorgenti Fino ad ora nessun miglioramento, a marzo si deciderà se chiedere la proclamazione dell’emergenza

PESCARA. Le prime nevicate in quota fanno stare «più tranquilli» ma non è affatto possibile «abbassare la guardia» perché il rischio di affrontare un anno difficile, per una eventuale emergenza idrica, non è scongiurato. Il ricordo di un 2021 contraddistinto da un lungo periodo con l’acqua razionata, anche in piena estate, è nitido, con tutte le polemiche conseguenti da parte di famiglie e attività che si sono trovate con i rubinetti a secco. Giovanna Brandelli, presidente dell’Azienda consortile acquedottistica nelle scorse settimane ha fatto notare durante la commissione comunale Ambiente che la mancanza di fenomeni nevosi, utili a ricaricare le sorgenti, potrebbe causare criticità. Da allora le temperature si sono abbassate e la neve è arrivata ma «per ora non ci sono stati segnali di miglioramento», spiega, ed è «presto per fare previsioni». Prima di tirare un sospiro di sollievo «si deve arrivare a fine febbraio, inizio marzo». E comunque «saremo tranquilli se l’inverno sarà nevoso e rigido», perché l’effetto della neve diventa positivo quando si scioglie lentamente (per via delle basse temperature): solo così, attraverso l’infiltrazione, si ricaricano le falde.
Il periodo storico, poi, non è dei più semplici «perché le risorse idriche si sono impoverite tra il 2020 e il 2021, due anni di siccità pesanti. Nel 2020 c’è stato un extraconsumo di acqua per via del Covid», che ha costretto la popolazione a casa per cui i consumi di acqua hanno subito un’impennata. «In quei due anni è venuto meno il livello standard di disponibilità delle risorse idriche, che ci ha fatto stare tranquilli negli anni precedenti, dal 2017 al 2019». È stata depauperata, cioè, quella riserva che in passato era più o meno costante e che ora non è semplice né rapido recuperare. «Per raggiungere quegli standard ci devono essere non uno ma una serie di anni nevosi e rigidi», per ottenere un effetto ricarica. L’anno scorso, invece, non ci sono stati allarmi e se non c’è stata emergenza è grazie alla neve e alle temperature di marzo.
Le valutazioni dell’esistente da parte dell’Aca sono costanti. «Ogni lunedì effettuiamo il monitoraggio, esaminando i dati sulla disponibilità nelle sorgenti, utili ad effettuare delle previsioni di medio periodo, e viene fatta una comparazione con i dati dell’anno scorso, anche per quanto riguarda la domanda. Un’analisi che prima non era possibile e che ora avviene grazie alla disponibilità degli strumenti di misura. A questa valutazione di Aca si aggiunge quella che viene fatta a monte dal competente ufficio regionale» e sarà proprio la Regione l’interlocutore dell’azienda acquedottistica nel momento in cui ci renderà conto che la situazione potrebbe essere critica. «Attorno a marzo», fa notare Brandelli «decideremo se attivare la procedura di richiesta di emergenza idrica. Una richiesta che va avanzata alla Regione per utilizzare quei pozzi che generalmente non sono sfruttati o sono sfruttati poco».
Ognuno può fare la propria parte, sottolinea Brandelli rivolgendosi ai cittadini e ricordando un concetto che ha espresso più volte, in tutte le sedi possibili, nel periodo di emergenza. «L’acqua va utilizzata per usi propri» e non per irrigare, per fare un esempio. «Non è accettabile che ogni volta che c’è una indisponibilità di acqua non potabile si faccia ricorso all’acqua potabile», questo il monito di Brandelli. L’indicazione dell’Europa è chiara. «Ci deve essere un uso sostenibile e solidale dell’acqua, nel senso che bisogna preoccuparsi anche degli anni futuri e se c’è una necessità la risorsa va distribuita, seguendo delle procedure di soccorso idrico», rispetto ad altri soggetti gestori. Oltre a chiedere la collaborazione di tutti su questo fronte, Brandelli rassicura i pescaresi e tutti gli utenti, perché «l’Aca sta funzionando meglio. Non solo siamo usciti dal concordato e ci siamo riorganizzati ma l’azienda è più reattiva, dal punto di vista tecnico».