Acqua marrone e pesci morti Attesa per le analisi sul fiume

Nei prossimi giorni arriveranno i risultati sui campioni d’acqua prelevati da guardia costiera e Arta Ma il Pd lancia già l’allarme inquinamento: «Subito un tavolo tecnico per studiare la situazione»
MONTESILVANO. C’è attesa a Montesilvano per i risultati delle analisi sulle acque del Saline che nei prossimi giorni riveleranno se il fiume è ancora pieno di veleni come in passato. E gli operatori turistici, così come l’amministrazione comunale, restano con le dita incrociate per dei dati che, se negativi, rischiano di compromettere non solo il turismo, ma anche la corsa alla Bandiera Blu che la città adriatica sogna di veder sventolare sulle sue spiagge già nel 2025.
La caccia ai veleni è partita nei giorni scorsi grazie a un monitoraggio ambientale condotto dalla delegazione di spiaggia-guardia costiera di Montesilvano e dall’Arta con l’obiettivo di «assicurare una balneazione più sicura e individuare i responsabili per condotte illecite».
A sollevare il problema della presenza di acqua marrone e di una preoccupante morìa di pesci, alla vigilia di Ferragosto, era stata anche la consigliera comunale del Pd Manuela Natale: «Quando parliamo di sversamenti in mare, di ordinanze di divieto di balneazione e di decremento dell'afflusso del turismo nel nostro territorio, non possiamo non tenere in considerazione anche il nostro grande malato, il Saline, che deve essere curato. In questi giorni, infatti, mi giungono molteplici segnalazioni», proseguiva l’esponente dell’opposizione, «circa una morìa di pesci nel fiume e, quindi, è il caso che l’amministrazione comunale si adoperi per sollecitare tutte le autorità competenti affinché effettuino le verifiche del caso». Ora che le analisi sono state condotte, la consigliera, esprimendo soddisfazione, torna sul tema: «Propongo un tavolo tecnico permanente atto a garantire la salubrità delle acque, siano esse del mare che del fiume Saline, che metta seduti tutti i soggetti e le autorità a ciò preposte. Non si può vivere di soli provvedimenti di divieti di balneazione per il mare. Il territorio va studiato, compreso e tutelato, così come i cittadini montesilvanesi».
Intanto, anche il presidente dell’organizzazione di volontariato Nuovo Saline, Gianluca Milillo, interviene: «Montesilvano ha una pesante eredità d'immagine ambientale negativa a causa di eventi che si snodano tra gli anni ’70 e ’90 (e che purtroppo sono ancora evidenti)», ricorda, «ma oggi, dati alla mano, a inquinare il fiume Saline, e di conseguenza il mare, è la somma degli altri comuni che insistono sul bacino. In altre parole, Montesilvano paga le colpe dell’azione degli altri comuni». Milillo ricorda che il segmento fluviale compreso tra il ponte della Scafa e la foce è quello maggiormente compromesso chimicamente, microbiologicamente, organoletticamente e zoologicamente. «Quando l’acqua si tinge di un colore marrone, anche prima dell’evento pluviale, gli scarichi responsabili non insistono sul territorio di Montesilvano», prosegue. E ancora, entrando nel tecnico, evidenzia che quando le correnti che interessano il nostro mare sono solo quelle da nord verso sud, e non dalla riva verso il mare aperto, i reflui fluviali “saltano” la zona tra la foce e viale Europa, per poi “spalmarsi” oltre il confine tra Montesilvano e Pescara. L’associazione punta il dito poi su normative e controllori: «Abbiamo sul territorio sette forze dell’ordine che, per quanto riguarda i controlli sul fiume Saline, soffrono di letargia, un po’ per leggi inadeguate, un po’ per un sistema giudiziario eccessivamente garantista in materia di reati ambientali che vede coinvolti “portatori d'interesse”. Risultato? A reggere una parvenza di equilibrio chimico organico sul fiume, e di conseguenza sul mare, è solo la fitodepurazione». Milillo attacca poi dicendo che «il problema è che si continua a dare la caccia ai veleni e non a chi inquina», mettendo infine in guardia sul fatto che «attualmente la condizione del fiume e del mare è entro i limiti, ma è un equilibrio fragilissimo».

