Addio a don Enrico, il parroco che sfidò nazisti e sovietici

Aveva 101 anni: salvò molte vite umane durante la guerra Poi operò in clandestinità in Cecoslovacchia. Oggi i funerali
PESCARA. È morto ieri mattina don Enrico Zambotti, canonico e coadiutore della parrocchia Madonna del Fuoco di Pescara. Classe 1918, il sacerdote aveva da poco compiuto 101 anni.
Il funerale dell’amato sacerdote del popolo che beffò nazisti e sovietici sarà celebrato oggi alle 16 nella chiesa parrocchiale della Madonna del Fuoco. Nato il 17 luglio del 1918 a Fiavè (Trento), penultimo di sei figli, aveva seguito con passione le orme di San Francesco d’Assisi iniziando il suo cammino come frate minore conventuale e continuando il suo percorso spirituale con l’ingresso in seminario nel 1942 con l’ordinazione sacerdotale all’età di 24 anni.
Docente di liturgia, teologia, latino e canto cominciò la sua “avventura” a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 con il trasferimento per motivi di studi in Cecoslovacchia. Nel 1971 arrivò a Pescara lavorando prima nell’opera Juventutis e poi, nel 1973, come parroco della comunità parrocchiale di San Silvestro. All’età di 74 anni affiancò don Giuseppe Comerlati nel servizio alla parrocchia Madonna del Fuoco, trovando la forza di continuare la sua missione con i fedeli del Cammino Neocatecumenale.
Qualche anno dopo, da ottantenne, per tre anni partì come prete itinerante in Sardegna. Il ricordo del consigliere comunale Marinella Sclocco, fochese doc, che ha conosciuto il parroco e ha avuto modo di apprezzarne le qualità umane e il suo alto valore morale: «Tanti anni fa, nel giardino di casa di mia madre mi raccontasti la Resistenza. Un sacerdote allora giovanissimo, ai confini con la Germania, che usava il suo ministero per salvare vite, in risposta a chi pensava in nome della razza di poterle uccidere. Un sacerdote che con coraggio metteva in pratica gli insegnamenti d’amore. Rischiando la propria, di vita. Vi racconterò», prosegue rivolta ai suoi follower, «forse un giorno, come faceva, ma quello che importa è che dentro un uomo così mite, dolce e accogliente, dentro un uomo che non ha mai fatto mistero della commozione che spesso sentiva, ed esplicitava, batteva e batterà sempre un cuore da leone. Grazie, don Enrico» chiude emozionata la Sclocco.
Zambotti, per i fedeli solo don Enrico, lo scorso anno, in occasione del suo centesimo anno, celebrato da monsignor Tommaso Valentinetti con una messa in parrocchia, raccontò al Centro la sua vita eroica cominciata «quando il Trentino era ancora annesso all’Austria», ricorda don Enrico, penultimo di sei figli, un fratello e quattro sorelle, tra cui tre suore. Una vita missionaria intensa iniziata dopo la conclusione degli studi nel giugno del 1942. Ordinato presbitero a 24 anni, infatti, don Zambotti comincia a muovere i primi passi da sacerdote nelle parrocchie trentine e come docente di liturgia, teologia, latino e canto.
La svolta pastorale, però, avviene tra gli anni 60 e 70 quando, per motivi di studio si trasferisce in Cecoslovacchia, sotto il regime sovietico. «In quegli anni», racconta don Enrico, che fino all’ultimo ha parlato correntemente la lingua ceca, «ho svolto il mio servizio in clandestinità, attraverso la copertura di tanti amici che mi coinvolgevano nelle loro attività». Nel 1971 il rientro in Italia e l’avvio delle missioni affidategli da monsignor Antonio Iannucci. (e.r.)

