Addio a Quieti, il padre della Dc «Peppino era la politica in città»

È stato parlamentare democristiano dal ’76 all’87. I funerali domani alle 15 nella chiesa Cristo Re ai Colli Ha diretto il porto turistico, si è battuto per l’Asse attrezzato, la stazione, l’università e la pineta d’Avalos
PESCARA. Peppino era la politica. Quella del fare, dell'azione e della visione futuristica. Delle «cose concrete» come recitavano i suoi slogan elettorali. Giuseppe Quieti, padre della Democrazia Cristiana pescarese, avvocato, amministratore, deputato per tre legislature dal 1976 al 1987, eletto nel collegio dell'Aquila, è stato consigliere comunale ed assessore ai Lavori pubblici a Pescara tra la metà degli anni '60 e '70, scrittore, autori di saggi, commendatore della Repubblica, se ne è andato all'alba di ieri, nella sua casa di via Parco Nazionale, all'età di 84 anni (85 il 30 maggio). Da tempo combatteva con gli strascichi di una malattia che gli appesantiva la vita. Una vita «vissuta all'insegna del rigore e della serietà, a lavorare, anche di notte, per far crescere la sua Pescara» raccontano gli amici più cari che incontrava durante le passeggiate nella pineta D’Avalos che, dai palazzi romani, tra gli anni '70 e '80, aveva contribuito a restituire alla città dopo lunghe trattative con la proprietà. All'onorevole Quieti, Peppino per tutti, si devono le infrastrutture della Grande Pescara di oggi, con l'Asse attrezzato a ridurre le distanze tra il capoluogo e l'area metropolitana, la stazione ferroviaria, il porto turistico, il porto canale, la libera università, l'aeroporto e il museo Cascella. Uomo pragmatico ed essenziale, amministratore lungimirante, colto e preparato, coltivava la mitezza dei grandi. Avversario gentile, politico autorevole e signore d'altri tempi. Era l'uomo degli accordi, delle conciliazioni. I momenti bui della sua carriera politica li ha attraversati in silenzio, ma con grandi tormenti interiori. Lascia la moglie Stefania Giammorretti, le figlie Simonetta e Raffaella. I funerali saranno celebrati domani alle 15 nella chiesa Cristo Re, in via del Santuario. Ai Gesuiti, dove tutto è cominciato. Da giovane studente di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, all'età di 21 anni, frequentava quello storico oratorio, diretto da padre Principe, che era, insieme, una palestra di vita e una scuola di formazione culturale, politica e religiosa. Il suo destino si è incrociato con i tanti uomini e donne pescaresi e abruzzesi che hanno fatto la storia della Balena bianca locale: Michele De Martiis, Gaetano Novello e Gabriella Bosco, ex sindaci di Pescara; i fratelli Tino e Ivo Di Sipio (quest'ultimo scomparso qualche giorno fa); la signora della Costituente, Filomena "Memena" Delli Castelli, l'altro padre della politica abruzzese, Remo Gaspari; Anna Nenna D'Antonio, Antonio Tancredi, Raffaele Delfino, Pino Ciccantelli, Ugo Crescenzi, Alberto Casalini, Sergio Fortunato Antico, Licio Di Biase, Nino Sospiri col quale si scontrava sulle ideologie, Aurelio Giammorretti. Con Tino Di Sipio è entrato nel partito a 16 anni come delegato giovanile, prima di diventare protagonista assoluto di una scalata istituzionale inarrestabile anche grazie al suo carattere «perfettino e rigoroso», ricorda Di Sipio. Col quale ha attraversato 50 anni di storia politica pescarese e regionale: «Dopo Ivo, ho perso un altro fratello», commenta addolorato, «Peppino era la politica. Quella dei fatti, dei consigli comunali che finivano alle 2 di notte e poi si portavano i risultati, quella del sangue, sudore e fatica. Quand j sappeccev la cocc, non si tornava mai a casa, ti costringeva a lavorare, era instancabile e non gli si poteva dire di no». Consigliere comunale dal 1965 al 1993, assessore, capogruppo della Dc, consigliere e capogruppo provinciale, deputato nella VII,VIII e IX legislatura, è stato segretario della commissione Industria e, durante il mandato parlamentare, ha fatto parte delle commissioni Inquirente, Lavoro, Trasporto, Partecipazioni statali, Vigilanza, Cassa depositi e Prestiti, responsabile nazionale della Dc nel settore previdenziale. E ancora, consigliere di amministrazione all'ospedale civile, delle Ferrovie dello Stato, vice presidente della Cassa di Risparmio di Pescara e Loreto Aprutino, direttore del porto turistico Marina di Pescara. Quieti è stato persino fondatore di Radio Aterno (1977), direttore era lo scomparso Lorenzo Labarile. Autore di numerosi saggi, il suo testamento morale e politico è il libro “Storia della Democrazia Cristiana di Pescara 1944-1944”. I messaggi di saluto agli amici erano sempre amorevoli: «Ti voglio bene, Peppino»

