Addio a Rodotà, sedusse i 5 Stelle

Una vita a sinistra, poi il feeling con Grillo per il Quirinale e la successiva rottura
ROMA. È morto a Roma, a 84 anni e dopo una breve malattia, Stefano Rodotà. Giurista, parlamentare, dal 1997 al 2005 è stato il primo Presidente del Garante per la privacy.
Un’intera vita spesa a sinistra e a difesa dei diritti civili, Rodotà ha legato il suo nome al M5s in occasione delle elezioni del presidente della Repubblica del 2013. La sua candidatura si impose dopo una consultazione in rete tra gli iscritti. La sua intransigenza contro i corrotti e le sue battaglie per la trasparenza sedussero militanti e laeder dei cinque stelle, che videro in lui l’uomo che poteva portare alta nelle istituzioni la bandiera dell’onestà. Ma il rapporto con Grillo e i Cinquestelle si raffreddò bruscamente dopo appena un mese dalle votazioni per il Quirinale. Nel M5s cominciavano a venire fuori i primi casi di dissenso, che i vertici trattavano con estrema durezza. Rodotà chiese al M5s di cambiare, e Grillo lo investì con una sorta di scomunica: «E’ un ottuagenario miracolato dalla rete, gli auguriamo di rifondare la sinistra». Lui, signorilmente, non commentò. Ma il feeling con i cinque stelle finì lì.
Nato nel 1933 a Cosenza da una famiglia originaria di San Benedetto Ullano, Rodotà copminciò a interessarsi di politica seguendo le pubblicazioni e i dibattiti del partito radicale. Del partito di Pannunzio prese anche la tessera.Da lì viene il suo imprinting di difensore dei diritti civili. Successivamente si avvicinò al Pci, partito che cercò di “contaminare” con le sue idee su libertà e stato di diritto -
Nel 1989 fu nominato ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal Pci di Achille Occhetto . Dopo la svolta della Bolognina, aderisce al Partito Democratico della Sinistra, del quale sarà il primo presidente del Consiglio nazionale, carica che ricoprirà fino al 1992. Mai ministro, mai presidente di una Camera o di una commissione, mai giudice della Corte Costituzionale. Rodotà non è mai stato un carrierista.
Per due volte ha incrociato i destini di Giorgio Napolitano. La prima nel 1992, quando il Pds aveva pensato a lui come presidente della Camera . La seconda quella delle votazioni per il Quirinale del 2013. In tutti e due i casi ebbe la meglio Napolitano. Delle due sconfitte fu la prima che lo amareggiò di più.

