Addio al farmacista Paolo Cesaris il «medico buono» di via Vespucci

PESCARA. Aveva sempre una parola di conforto per tutti. E i suoi clienti della farmacia di via Vespucci, lo ricambiavano con affetto e lo chiamavano «il medico buono». Paolo Cesaris, farmacista molto...
PESCARA. Aveva sempre una parola di conforto per tutti. E i suoi clienti della farmacia di via Vespucci, lo ricambiavano con affetto e lo chiamavano «il medico buono». Paolo Cesaris, farmacista molto conosciuto nel quartiere, pescarese ma originario di Napoli, se ne è andato martedì scorso a 93 anni. E’ morto in ospedale dove era ricoverato da prima di Natale per un delicato intervento chirurgico. Lascia la figlia Mariateresa, che ha raccolto la sua eredità alla guida della farmacia; il genero Roberto Frescura, ingegnere; i tre nipoti Martina, Valentina (medico all’ospedale civile)e Giacomo, studente di Medicina. La moglie, Antonietta Ferri, insegnante di italiano all’ex scuola Muzii, lo ha lasciato anni fa.
Ieri l’ultimo saluto di amici e parenti nella casa funeraria Mambella di Montesilvano. Oggi alle 11 i funerali nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria in via Vespucci. La salma sarà tumulata nel cimitero dei Colli.
Nato a Napoli il 26 aprile 1927, Paolo Cesaris, «gentile signore d’altri tempi» nel ricordo di quanti lo hanno conosciuto, era arrivato a Pescara, sfollato nel dopoguerra. Dopo il diploma al liceo Classico D’Annunzio, gli studi sono proseguiti a Napoli e Camerino dove si è laureato in Farmacia. Tornato in Abruzzo, il primo impiego a Bucchianico, poi nella farmacia di via Vespucci ceduta dai vecchi proprietari negli anni 70 e rilevata da Cesaris per proseguire la tradizione di famiglia. Anche papà Gaetano era farmacista, come lo è oggi la figlia Mariateresa che ha raccolto il testimone di una carriera lunga 60 anni. Nel 2001 aveva ricevuto la medaglia dell’Ordine dei farmacisti per i 50 anni di iscrizione. «La farmacia era la sua vita, il suo mondo», racconta il genero Roberto, «ha continuato a frequentarla fino a due anni fa. Voleva stare insieme ai clienti per i quali aveva sempre una parola di conforto, al punto che lo chiamavano il medico buono. All’inizio, i farmaci li preparava lui stesso in laboratorio. Il suo lavoro, diceva, non era vendere le medicine, ma far star bene le persone». Il carattere generoso e brillante, lo ha aiutato a conquistare i cuori della gente che entrava nel negozio. «Amava raccontare le barzellette e adorava la montagna», rivela il genero, «prendeva il suo camper, che ha guidato per 40 anni fino all’età di 91 anni, e se ne andava a passeggiare a Campo di Giove. Più giovane, con la famiglia, ha girato mezza Europa, Irlanda, Germania, Ungheria. Aveva sete di libertà e conoscenza. Il nostro cruccio è non avergli potuto dire addio a causa delle restrizioni».
Era un curioso della vita, il dottor Cesaris. Cordoglio per la sua morte è stato espresso da Fabrizio Zenobii, presidente di Federfarma: «Era amico di mio padre Antonio, avevano iniziato la carriera insieme. Negli anni 60 i farmacisti erano pochi e si conoscevano tutti. Era un galantuomo, ho di lui ricordi belli».(c.co.)

