Addio al medico D’Emilio, fatale la passeggiata in moto dopo una giornata in corsia

Il 52enne pescarese lavorava da pochi mesi come trasfusionista al Santo Spirito Il ricordo dei colleghi: «Era tornato qui dopo anni, amava il mare e le barche»
PESCARA. Le moto e le barche erano le sue grandi passioni. La morte di Gianluca D’Emilio, 52 anni, medico trasfusionista all’ospedale di Pescara, ha destato commozione e sconcerto in città. Cordoglio è stato espresso anche dai volontari dell’Avis che lo hanno conosciuto quando era in servizio, fino alla primavera scorsa, in una struttura sanitaria di Massa Marittima, provincia di Grosseto, in Toscana, e omaggiato con una targa ricordo prima di lasciare il nosocomio.
Gli è stato fatale uno schianto in motocicletta avvenuto mercoledì, intorno alle 23.30, quando il medico di origini pescaresi si trovava sul ponte della Statale 81, a Chieti Scalo. All’improvviso una sbandata, la dinamica dell'incidente è ancora da chiarire e il mezzo che va in fiamme. Pochi attimi e non c'è stato più nulla da fare. D'Emilio riporta gravissimi danni alla testa, va in coma. Inutile ogni tentativo di rianimazione da parte degli operatori del 118. Sul posto anche i vigili del fuoco del comando provinciale di via Masci e la polizia stradale teatina. Il pm Lucia Anna Campo ha disposto per oggi l’ispezione cadaverica esterna da parte del medico legale Pietro Falco all’obitorio dell’ospedale di Chieti, dove si trova la salma.
Nel pomeriggio di mercoledì D'Emilio, che viveva in via del Circuito a Pescara, a due passi dall’ospedale Santo Spirito, aveva concluso il turno di lavoro nell’unità operativa complessa di Immunoematologia e Medicina trasfusionale, diretta da Patrizia Accorsi, e forse aveva programmato quel giro in moto. Sembra viaggiasse in direzione del policlinico teatino. Ed è proprio lì che è stato trasferito dopo essere stato soccorso, in condizioni disperate, a seguito dell’incidente. «Abbiamo lavorato insieme quel pomeriggio di mercoledì», ripercorre il direttore Accorsi, «era tranquillo come suo carattere, un carattere mite, una persona sicura di sé che aveva già legato con i colleghi. Siamo tutti addolorati, sconvolti, increduli. La notizia della sua morte ci è stata comunicata stamani (ieri per chi legge, ndr) dalla sorella, non riuscivamo a crederci. D'Emilio era arrivato nel nostro reparto tra maggio e giugno, proveniente da un ospedale nel grossetano. Si era integrato perfettamente con i colleghi, era felice di essere tornato a Pescara, la sua città, dopo tanti anni vissuti in Toscana. Prima ancora aveva prestato servizio all’ospedale di Popoli. Non lo conoscevamo ancora abbastanza, ma sapevamo della sua passione per le moto e le barche. È una grandissima perdita a livello umano e professionale, siamo vicini alla famiglia».
Il padre di Gianluca D’Emilio, anni fa, è stato dirigente nella segreteria dell’ex direttore sanitario Vincenzo Stuppia. Il medico è stato «il motore del centro trasfusionale dell’ospedale di Massa Marittima», raccontano i colleghi. Commossi i vertici dell’Avis di Massa, Carlo Sestini e Roberto Cecchini, che così lo ricordano: «D’Emilio è stato una figura importante per la nostra attività e per la nostra comunità. Un ottimo interlocutore a cui ci siamo sempre rivolti certi di una valida risposta e un efficace contributo per la risoluzione delle varie problematiche negli anni».
Secondo le prime ricostruzioni sembra che D’Emilio sia caduto da solo e la moto, nell’impatto, è andata in fiamme. Fin da subito le condizioni del medico pescarese sono apparse disperate. Oggi è prevista una ricognizione cadaverica per fare piena luce sulla dinamica dell’incidente, poi saranno fissati i funerali.
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