Addio all’ingegner De Carlo, Rotary in lutto

3 Settembre 2021

Il professionista pescarese aveva 58 anni. Il presidente Palumbaro: «Aiutava i bambini in difficoltà»

PESCARA. C'era sempre quando bisognava dare una mano ad un bambino in difficoltà. Non faceva mai mancare la sua presenza e il suo supporto ai tanti che gli chiedevano aiuto.
Malgrado il male, con cui combatteva da tempo, e che gli dava preoccupazioni e spesso lo spaventava, fino all'ultimo c'è stato per tutti.
Poi l’addio, con discrezione. Augusto De Carlo, ingegnere edile pescarese, è morto mercoledì a 58 anni per un malore improvviso, forse conseguente al suo precario stato di salute.
L’ingegner De Carlo, lascia la moglie, Patrizia Marinelli, dirigente dell'Enel, e il figlio Andrea, studente in Ingegneria. Sulle orme di papà, che gli studi li portò avanti alla Sapienza di Roma. I funerali del professionista pescarese, che ha progettato parte dell'impiantistica dell'ospedale civile, si sono svolti ieri pomeriggio nella chiesa di Sant'Antonio, in viale Sabucchi. La salma riposa nel cimitero dei Colli.
Lo ricorda «devastato dal dolore» il cugino, Giuliano Diodati, ex amministratore comunale ed ex presidente del Rotary club Pescara nord, «con lui ho vissuto la mia infanzia. Augusto era un uomo solare, positivo, forte, molto impegnato anche nel sociale». «Non mi aspettavo che se ne andasse così improvvisamente», riprende Diodati che ha postato una immagine sorridente e serena del cugino, «da tempo combatteva contro il suo male. Era sempre pronto ad aiutare gli altri, lascia una scia di amore dietro di sé».
Negli ultimi anni De Carlo aveva diradato gli impegni al Rotary, ma «c'era sempre quando bisognava aiutare un bambino in difficoltà», è il ricordo dell’attuale presidente del club, Massimiliano Palumbaro, «la sua vita era dedicata agli altri. Aveva un carattere energico, un uomo pratico, corretto, sempre allegro e gioioso, malgrado tutto. Ci mancherà tanto». Sui social, centinaia di post di condoglianze sono l'abbraccio alla famiglia da parte di coloro che hanno condiviso un percorso con l’ingegnere che amava i bambini.