Addio allo chef Giansante un’altra vittima del virus

11 Aprile 2021

PIANELLA. Aveva 66 anni e stava benissimo. Si controllava costantemente, era molto attento alla sua salute, che era di ferro. Ma il Covid non ha risparmiato Bruno Giansante, 66 anni, chef in pensione,...

PIANELLA. Aveva 66 anni e stava benissimo. Si controllava costantemente, era molto attento alla sua salute, che era di ferro. Ma il Covid non ha risparmiato Bruno Giansante, 66 anni, chef in pensione, e «un batterio molto pericoloso», come lo definisce la figlia Anna Bruna, lo ha ucciso. «Per noi è stato un fulmine a ciel sereno», dice sempre la figlia che ha «passato l’ultimo mese a casa, sul divano, con il telefono in mano, ad aspettare che qualcuno ci chiamasse per darci notizie di papà. E c’erano buoni segnali, sembrava che la situazione migliorasse, ma quel batterio non gli ha lasciato scampo, il quadro è tornato ad essere molto critico e in quattro o cinque giorni è morto, non c’è più. Eppure era sano e forte», racconta Anna Bruna, consigliere comunale a Pianella e consigliere dell’Anci con delega alla Cultura e al Turismo.
È cominciato tutto quando il Covid, non si sa come, è entrato in casa Giansante, a Cerratina. «Lo abbiamo preso tutti insieme: io, mio padre, che era attentissimo e portava due mascherine, mia madre Anna Rita e mio fratello Maurizio. Ci siamo subito sottoposti alle cure e lui, che ha scoperto di essere positivo il 17 marzo, è stato controllato a casa dall’Usca e il 20 è stato ricoverato, anche se è andato in ospedale solo per una Tac, salendo sull’ambulanza con le sue gambe. Andando via ha detto: “Mia figlia si preoccupa troppo, io mi sento bene”. E invece la Tac ha fatto emergere la polmonite bilaterale interstiziale, la situazione dei polmoni era delicata per cui era necessario fargli indossare il casco e sottoporlo alle cure. Il giorno dopo mi ha chiamato, ha detto che stava facendo colazione con gli altri. Da allora ha spento il telefono e non l’ho più sentito», e non è semplice farsi capace di questa perdita improvvisa. «Lo hanno portato in terapia intensiva, il 21 marzo, lo hanno intubato sperando che migliorasse. Ed è rimasto lì due settimane. Poi ci hanno annunciato la tracheostomia, per iniziare lo svezzamento. Stava andando bene, la febbre non c’era più, avevano avviato il risveglio. Ma a quel punto è intervenuto un batterio. Sembrava migliorasse e invece quando hanno rifatto i raggi la situazione polmonare è apparsa molto critica. Fino a quando ci hanno chiamato e ci hanno detto che potevamo vederlo per un ultimo saluto».
«L’incubo indescrivibile che abbiamo vissuto si conclude con il dolore più grande che una figlia possa ricevere», ha scritto Anna Bruna su Facebook, ricevendo una valanga di messaggi e di affetto. Non potrebbe essere altrimenti perché Bruno Giansante era conosciutissimo, avendo lavorato come chef al ristorante “La Lanterna” di Villanova e poi a “I buongustai” di Pianella. «Per molti è stato un maestro, poi - dopo la pensione - è diventato lo chef di casa, ce lo siamo goduti. Era simpatico, un uomo di cuore, generoso, offriva gelati a tutti i bimbi».
Oggi, alle 11,30, i funerali nella Chiesa di San Nicola. (f.bu.)