Addio Cornacchia, il signore degli ostacoli

23 Luglio 2008

Un malore ha stroncato il primo italiano a scendere sotto i 14” nei 110 metri

PESCARA. Il signore dello sport abruzzese se n’è andato di colpo. L’ultimo ostacolo, un malore nella notte tra martedì emercoledì, è stato fatale a Giovanni Cornacchia, 69 anni, pescarese, tre volte olimpionico nonché preparatore atletico di diverse squadre professionistiche abruzzesi. E’ scomparso un pezzo della storia dell’atletica italiana e dello sport regionale. Prima atleta, poi allenatore e, infine, dirigente.

Era da sette anni presidente del comitato provinciale del Coni. Ed era al lavoro per l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo del 2009, dal momento che faceva parte del comitato esecutivo. Personaggio stimato a tutti i livelli, ex professore al liceo scientifico Galilei, una vita al servizio dello sport, in particolare dell’atletica leggera e del calcio. Negli anni ha dimostrato anche carattere, reagendo con forza agli eventi tragici della vita materializzatisi con la scomparsa della prima moglie, Adele Quaranta, e della figlia Simona, morta in tenera età quando era una promessa dell’atletica italiana.

Il malore. Mercoledì sera i primi sintomi di malessere. E così, accompagnato dalla moglie Adriana, il professore è andato all’ospedale di Pescara. Dolori al torace e al collo. E’ stato prima in pronto soccorso e poi al reparto di cardiologia. In tarda serata, dopo gli accertamenti e qualche flebo, è stato dimesso. “Il cuore sta bene, stia un po’ a riposo”, gli hanno detto i medici. E secondo i familiari il professor Giovanni Cornacchia si sentiva un po’ sollevato.

Ma nella notte è arrivata la crisi acuta che lo ha stroncato nell’abitazione al centro di Pescara. Inutile l’arrivo dei sanitari del 118. Giovanni Cornacchia ha lasciato la mamma, la moglie Adriana e il figlio Andrea. Nella giornata di ieri parenti, amici e personaggi del mondo dello sport si sono alternati per rendere omaggio al signore degli ostacoli. Questa mattina alle ore 10,30 è in programma il funerale nella chiesa del Sacro Cuore.

La carriera da atleta. Ha iniziato a correre a 15 anni a Rampigna, è cresciuto nella Libertas Aterno Pescara. Poi, è andato a Torino, nel gruppo sportivo Fiat. I 110 ostacoli sono stati la sua specialità. Negli anni Sessanta, insieme a Ottoz, Mazza e Liani, ha contribuito al momento d’oro azzurro del settore. Bella corsa e ottima tecnica, abile nella spinta sull’ostacolo. Tre le partecipazioni olimpiche: Roma 1960, Tokio 1964, dove arrivò in finale classificandosi al settimo posto, e Città del Messico 1968. Ha preso parte a due campionati Europei: a Belgrado, nel 1962, dove ha conquistato una medaglia d’argento, e a Budapest, nel 1966, dove ha conquistato un quinto posto.

E’ stato anche una stella dei Giochi del Mediterraneo: due le partecipazioni, di cui una, quella di Tunisi nel 1967, vincente. Giovanni Cornacchia, inoltre, è stato il primo italiano a scendere sotto i 14” nei 110 ostacoli, con il tempo di 13”9 nel 1962. Il grande rivale dell’epoca era Eddy Ottoz che nel 1964 ha eguagliato il tempo. Dopo le Olimpiadi del Messico, nel 1968, ha abbandonato l’attività agonistica. Negli anni Settanta e Ottanta è stato un punto di riferimento dell’atletica, non solo abruzzese. «Ai miei tempi», diceva commentando la sua carriera, «si faceva lo sport vero, quello basato sui valori. Senza tanti soldi, ma con la gioia di muoversi e di gareggiare».

Da allenatore. E’ stato responsabile nazionale del settore ostacoli, sia maschile che femminile, allenando tra l’altro Daniele Fontecchio, altro campione abruzzese degli ostacoli. Tra i suoi allievi anche Gianni Tozzi e Giorgio Prast. Poi, è entrato nel mondo del pallone, mettendo a disposizione la sua esperienza proprio nel momento in cui la preparazione atletica ha assunto una rilevanza fondamentale nel calcio moderno.

Ha lavorato per diversi anni nel Pescara, vivendo i momenti d’oro del club biancazzurro a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. Una piccola parentesi a Celano e dal 1998 è passato al Chieti dove è stato chiamato dall’amico Antonio Buccilli che aveva rilevato il club. Fino al 2005 ha curato la preparazione dei neroverdi. Nel 2006 è stato a Lanciano, chiamato da Riccardo Angelucci.

Da dirigente. Da sette anni era a capo del comitato provinciale del Coni di Pescara. Dopo il primo mandato è stato confermato all’unanimità. Con il passare del tempo ha rilanciato l’attività e l’immagine del Coni, erigendosi a punto di riferimento dello sport cittadino e non. Ha curato personalmente l’organizzazione della tradizionale Festa dello Sport, a fine anno, al fine di valorizzare i talenti di tutte le discipline sportive.

Le reazioni. Sorpresa e sgomento negli ambienti sportivi. Cordoglio è stato espresso in una nota dal vice presidente vicario della Regione, Enrico Paolini, che ha definito Cornacchia «uomo di grande personalità e punto di riferimento per gli sportivi della provincia di Pescara e dell’intera regione». Ermanno Morelli, presidente del comitato regionale Coni, ha parlato di una scomparsa «che ha profondamente addolorato l’intero mondo sportivo abruzzese». Il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso ha assicurato che «come Comune faremo in modo che la sua storia personale e il suo impegno non vengano dimenticati.

E’ stato un atleta di altissimo livello e personalmente ho avuto la fortuna di averlo come insegnante al Galilei e si vedeva che la sua passione non gli consentiva solo di essere una persona competente, ma un grande innamorato della città». Lo ha ricordato anche l’ex presidente del Chieti Antonio Buccilli: «Ho perso un amico, un uomo di una bontà unica. Allo sport abruzzese, invece, è venuto a mancare un atleta che ha scritto pagine di storia».