Addio Rachele Marchegiani una vita spesa per la musica
L’insegnante aveva 95 anni: con il marito Gino fondò la società “Luigi Barbara” Fumo: «Casa sua era un Cenacolo». Oggi alle 15,30 i funerali a Sant’Antonio
PESCARA. «Non si può vivere senza musica, perché la musica è l'unica arte che parla con un linguaggio universale: è meraviglioso sapere che quelle palline sul pentagramma vengono lette alla stessa maniera da un nero e da un giallo». Diceva così, qualche anno fa, Rachele Di Paolo, socia fondatrice, con il marito Gino Marchegiani, della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” e ancora oggi componente del consiglio direttivo, insegnante di pianoforte molto conosciuta e apprezzata.
È morta ieri, a 95 anni, e le note l’hanno accompagnata davvero in ogni istante, considerato che «ha continuato a suonare fino a una settimana fa e un mese fa è stata a teatro, per assistere a un concerto per il decennale della morte del marito», dice Lucio Fumo, presidente onorario della “Barbara”.
Parlando della Marchegiani, originaria di Gallipoli ma diplomata al Conservatorio di Pescara, Fumo ricorda che «è stata una delle persone che ha fatto di più per la Società del teatro e della musica, soprattutto nella fase iniziale, perché a casa riceveva decine di alunni di pianoforte e ci aiutava nella vendita dei biglietti e nella propaganda. Era sempre circondata dagli alunni, che non si fermavano a casa sua solo per l’ora di lezione ma restavano anche oltre, e questo la rendeva sempre vivace. Aveva fatto della sua abitazione una specie di Cenacolo» e in quella casa si sono fermati con grande piacere anche alcuni artisti illustri che hanno fatto tappa a Pescara e che la famiglia Marchegiani ospitava con piacere. Una delle star che hanno soggiornato lì è stata Sarah Vaughan, una cantante jazz che si esibì in città nel 1985 e «non si trovò bene in hotel, preferiva non starci, per cui la prima sera dormì a casa mia», racconta Fumo, «e poi trascorse due giorni nella villa di Rachele e Gino, che le cedettero la loro camera da letto. In quei giorni suonava, cantava e al termine della nostra ultima serata insieme, dopo una cena in quella casa, Sarah Vaughan si esibì per noi. Accese il registratore con la base musicale e cantò due canzoni nuove, realizzate con le poesie di Papa Wojtyla. Il giorno dopo sarebbe partita, per andare ad incidere un disco con quei testi, per cui fu una grande emozione essere lì».
Di Rachele Marchegiani, donna «brillante, allegra, sempre di buon umore», Fumo sottolinea anche un altro grande amore. «Ha dedicato tutta la sua vita non solo alla musica ma anche alla famiglia» e il pensiero va ai figli, Paola, assessore comunale, e Marco, che si occupa del laboratorio analisi di via Nicola Fabrizi, oltre che ai nipoti Chiara, Giulia, Francesca e Rachele, che oggi la saluteranno per l’ultima volta nella chiesa di Sant’Antonio, dove si svolgeranno i funerali, alle 15.30.
«Sono entrata in quella casa che avevo 9 anni e credo che non ne uscirò mai», dice in lacrime Roberta Moscianese, docente e pianista, che aveva con la sua insegnante un rapporto inscindibile.
«Era una persona speciale. Era la musica, la vita, e per me è stata come una mamma», racconta. «Ho vissuto più con lei che con la mia famiglia, non solo per la musica ma anche per le mie crisi di ragazza e per le questioni private. È stata una roccia nei miei momenti di debolezza: era una persona che dava senza misura, si concedeva senza mai pensare a cosa potesse avere in cambio, si dava a tutti, a grandi e piccoli, ai ricchi e ai meno ricchi, senza mai fare conti. Viveva per la musica e cercava di dare la musica a chiunque, in ogni modo, con ogni mezzo, tant’è che un amico diceva scherzosamente che studiare con lei era un po’ come andare a Lourdes perché si diplomavano tutti. Il suo non era un insegnamento tecnico: si entrava in casa sua, si viveva con lei, e si sforzava di capire le nostre difficoltà, per aiutarci al meglio, imponendoci però di studiare fino al raggiungimento del risultato».
«Ci faceva studiare lì, mentre lei cucinava e faceva le sue cose», prosegue Moscianese seguendo commossa l’onda dei ricordi. «Mi ha seguita fino al diploma, ma anche dopo, perché prima di ogni concerto andavo da lei a farmi sentire. Oltre ad aver seguito me ha insegnato alle mie figlie, Lucrezia e Ludovica. E per Lucrezia», che ha ricevuto il premio Flaiano per il cinema nel 2014, Rachele ha voluto essere presente alla cerimonia di consegna dei riconoscimenti. «Diceva di voler invecchiare suonando, e così è stato perché nei giorni scorsi, quando sono stata a casa sua, sul pianoforte c’era uno spartito. L’ultimo. Ed è stata l’unica volta in cui non c’era musica».
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