Addio Restituto Ciglia una vita per l’arte

4 Ottobre 2016

Lo storico prof muore a 91 anni, stava per ricevere il Ciattè

PESCARA. Stava per ricevere, ieri mattina, la telefonata del sindaco che gli annunciava il conferimento del Ciattè d'oro, il prossimo 10 ottobre. Ma Restituto Ciglia, 91 anni compiuti il 20 maggio scorso, insegnante e storico dell'arte, figlio di Cetteo, l'ultimo litografo di Pescara e Grazia Maria Ricci, figlia di Giustino, editore del Vate, non ha avuto il tempo di gioire per quella chiamata. E' morto nella notte tra domenica e lunedi, nel reparto ospedaliero dove era ricoverato da mercoledì a causa di un malore.

La camera ardente è stata allestita nell'obitorio dell'ospedale Spirito Santo e i funerali si svolgeranno oggi alle 10 nella chiesa di Sant'Andrea a due passi dalla casa di via Lucania dove viveva, vedovo della moglie, la latinista Miranda Tinacci. «Se mi propongono il Ciattè d'oro, lo rifiuto perché Pescara mi ha dimenticato», disse nell'ultima intervista rilasciata al Centro a fine maggio.

Giocava a fare l'offeso, ma quel riconoscimento lo desiderava tantissimo e gli sarà «consegnato alla memoria attraverso la famiglia. Avevamo dato una prima comunicazione al figlio Antonio, il quale ci riferì che il papà era felicissimo», conferma Antonio Blasioli, presidente del consiglio comunale, che aveva inserito il suo nome nella rosa dei papabili all'ambito premio. Pescara si è ricordata del professore che amava raccontarsi: «Trascorrerei ore e ore a parlare della mia vita, purtroppo mi stanco in fretta», scherzava. Invece, non si stancava mai e la sua abitazione, stracolma di dipinti, libri e scritti, era un via vai quotidiano di ex allievi, colleghi e studenti di nuova generazione per i quali aveva sempre un consiglio e tanti aneddoti da raccontare. Ieri mattina il sindaco Marco Alessandrini gli avrebbe telefonato, invece nel pomeriggio ha dovuto fare spazio ai ricordi: «Con grande tristezza ho appreso della sua scomparsa. Una perdita grande per la città, la sua memoria e la storia artistica e culturale di Pescara, che il professore ha sempre seguito da cultore e da insegnante. Pescara oggi è vicina alla famiglia che lo ha sempre seguito con devozione e amore, alla quale abbiamo chiesto di essere presente lunedì 10 ottobre, per prendere il Ciattè d’Oro e trasformare l’onorificenza che si preparava ad accogliere con emozione, in un tributo alla sua storia, oltre che un grazie sentito e intenso a un uomo che resta un tassello sostanziale e insostituibile per la nostra comune memoria». Il governatore Luciano D'Alfonso è stato tra gli allievi illustri di Ciglia, docente alla Paratore, Marconi, al Galilei e vice preside al Luca Da Penne: «Era il mio pupillo, brillante e curioso». Il ricordo del presidente, ex studente del Galilei: «Dare forma scritta al mio dolore è opera ardua, tanto profondi erano l’affetto, la stima e il rispetto che nutrivo per lui. Ricordo i suoi aneddoti sui Cascella, sui bombardamenti e sulla città che si sviluppava frenetica durante gli anni in cui Antonio Mancini era sindaco. Restavo rapito ad ascoltare il dipanarsi della sua memoria storica, che rimarrà un patrimonio indelebile per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo».

Blasioli lo ringrazia «per tutto quello che ha fatto per la città. Perdiamo un ottimo docente e un pezzo di storia di Pescara che se ne va a sette giorni dalla consegna del Ciattè d'Oro, che oltre a essere il riconoscimento maggiore della città ai suoi figli illustri, è anche un modo speciale per ringraziare quanti contribuiscono con la propria attività a onorare il nome di Pescara dentro e fuori i suoi confini. Pur addolorati per la perdita, vogliamo che il Ciatté venga accolto come una speciale maniera per dare seguito alla passione civica che ha sempre accompagnato la vita e l’impegno del professore per la città e l’occasione per ricordare un illustre concittadino che è parte della nostra storia identitaria, culturale e artistica».

Restituto Ciglia, insegnante in pensione dal 1988 che ha intrecciato la sua vita con i Cascella, D'Annunzio, i D'Amico e i Savoia, lascia i figli Carlo, Francesco Paolo, Antonio e Grazia Maria, e nove nipoti.

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