Adeguamento dell’età di 5 mesi ma non per tutti
PESCARA. Dal 1° gennaio 2019 l’età della pensione di vecchiaia sarà di 67 anni: 5 mesi in più dell’età richiesta nel 2018 (66 anni e 7 mesi). Dopo di che passeranno quattro anni (e non due come...
PESCARA. Dal 1° gennaio 2019 l’età della pensione di vecchiaia sarà di 67 anni: 5 mesi in più dell’età richiesta nel 2018 (66 anni e 7 mesi). Dopo di che passeranno quattro anni (e non due come previsto dalla Legge Fornero) per registrare un altro scatto. Infatti, secondo le stime della Ragioneria dello Stato non ci sarà l’adeguamento automatico del 2021, ma si andrà direttamente a quello del 2023. Da quel momento l’asticella della pensione di vecchiaia tornerà a salire di tre mesi ogni due anni fino ad arrivare a quota 68 anni nel 2029.
Il blocco dell’adeguamento legato all’aspettativa di vita dipenderebbe dall’andamento demografico stimato dall’Istat. Sempre dal 1° gennaio 2019 è confermato il requisito anagrafico per la pensione di anzianità di 43 anni e 3 mesi. Ma non tutti i lavoratori che andranno in pensione nel 2019 dovranno salire il gradino di 5 mesi per raggiungere la vecchiaia. Ci sarà infatti una fetta di italiani che godrà del blocco dell’ascensore anagrafico in virtù del lavoro svolto.
Sono i cosiddetti lavoratori dei lavori usuranti. Questi lavoratori potranno accedere alla pensione di vecchiaia all’età di 66 anni e 7 mesi, purché abbiano maturato un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni (e non 20 com’era precedentemente).

