Affari su internet, Iva mai pagata Evasione fiscale da 300 milioni

La guardia di finanza passa al setaccio 3 miliardi di transazioni per cellulari, orologi, vestiti e scarpe Nel mirino le vendite di 850 imprese con sede in Europa, America e Cina senza versamenti al Fisco
PESCARA. Vendevano, a prezzi scontati, cellulari, orologi, vestiti e scarpe, sfruttando i siti dei colossi del commercio via internet. Un clic, incassavano i soldi e poi organizzavano le spedizioni lasciando i clienti soddisfatti. E riuscivano a fare quei prezzi concorrenziali perché non pagavano le tasse in Italia: ammonta a 300 milioni di euro l’evasione fiscale scoperta dalla guardia di finanza nel giro di appena due anni, tra il 2017 e il 2018, prima di una stretta normativa imposta dall’Europa. Gli investigatori hanno passato al setaccio acquisti per 3 miliardi di euro e, sotto accusa per «vendite irregolari», sono finiti più di 850 operatori economici, soprattutto stranieri. Adesso, con gli atti della finanza in mano, lo Stato può avviare il recupero dell’Iva mai pagata.
PESCARA-CINA È un’operazione imponente quella messa in atto dalla finanza di Pescara, guidata dal comandante provinciale Antonio Caputo: una stretta sull’e-commerce che non conosce crisi. Negli accertamenti, sono coinvolte imprese europee (Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Polonia, Austria, Svezia, Estonia e Lituania) ma anche extracomunitarie, con sede in Stati Uniti d’America, Regno Unito, Canada e, per una quota considerevole, Cina. Le imprese straniere sono considerate «soggetti connotati da maggiore insidiosità», cioè è alto il rischio di non pagare le tasse ed eludere i controlli. «Stiamo effettuando», spiega il colonnello Caputo, «numerosi approfondimenti sulle posizioni fiscali di operatori economici italiani, ma soprattutto stranieri che hanno effettuato cessioni sul web di merce di vario tipo senza adempiere agli obblighi tributari. Le analisi che abbiamo in corso permetteranno di individuare ogni singola posizione debitoria in maniera tale da poter recuperare all’erario le centinaia di milioni di euro complessive di Iva dovuta».
SCONOSCIUTI AL FISCO L’inchiesta delle fiamme gialle pescaresi si è incentrata sull’analisi dei dati di circa 3 miliardi di euro di transazioni riferibili a oltre 2.500 venditori. Questi dati, poi, sono stati confrontati con gli elementi informativi forniti dai gestori dei siti e-commerce: il 47% degli affari sarebbe stato occultato all'Erario. «È emerso che gli ordini, effettuati su note piattaforme web, pervenivano ad una vasta rete mondiale di imprenditori, che», recita una nota della finanza, «omettendo di registrarsi ai fini Iva o dichiarando un volume di vendite, su territorio italiano, inferiore a quello reale, massimizzavano i profitti, in concorrenza sleale con gli altri operatori di mercato». Una pratica comune sul web: prezzi bassi, risparmiando su tutto il resto, a partire dalle tasse.
E ORA SI PAGA Ma, per evitare ripercussioni anche penali, adesso tante imprese «si sono rapidamente attivate per effettuare versamenti in favore dell’erario italiano in modo da regolarizzare la loro posizione». Ma il cerchio non è ancora chiuso: «Gli accertamenti proseguiranno con gli interventi di verifica fiscale per il recupero a tassazione delle somme milionarie evase e non dichiarate all’erario».
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