Affitti fino a 17mila euro al mese: così muore il commercio in centro

Il grido d’allarme di Confesercenti e del sindacato Cisl: «Troppi locali food e concorrenza agguerrita» Anche il diner restaurant America Graffiti si è arreso alla crisi dopo 4 anni di attività, dipendenti a casa
PESCARA. Affittare un locale nel centro di Pescara può costare anche fino a 17mila euro al mese. E 35mila euro al mese i costi delle locazioni a carico degli ipermercati del territorio.
Il caro affitti è una delle prime cause di chiusura delle attività commerciali in città che continuano a morire schiacciati anche dalla concorrenza di marchi internazionali fortissimi.
Il re del commercio a Pescara è il food. Sono più di un centinaio, secondo Confesercenti, i localini dove si pasteggia a pochi euro tra after e pre dinner, cocktail lounge , brunch e apericena, che si moltiplicano tra il centro storico e le vie della movida di piazza Muzii e dintorni. Nel settore del cibo (ultimamente vanno forte le app con consegna a domicilio e ritiro del prodotto a sera direttamente nei locali) si buttano anche giovani che si improvvisano imprenditori col miraggio di arricchirsi senza esperienza. Sono «molti i negozi che chiudono per incapacità gestionale» indaga Gianni Taucci, direttore di Confesercenti.
Il food impera nella città veloce, ma non sempre vince la battaglia all’ultimo cliente. Una delle ultime attività, dopo l’edicola di via Carducci e una serie di negozi sotto i portici, è America Graffiti, il diner restaurant anni Cinquanta, che da poco ha abbassato le saracinesche in corso Umberto dopo l’apertura in pompa magna del dicembre 2015. Presentato come la location del rock’n’roll, delle Mustang e della brillantina in stile Happy Days, sorta al posto dell’indimenticata ex gelateria Camplone, il locale ha chiuso senza clamore e mandato a casa i dipendenti, 22 previsti inizialmente.
«Apre Mc Donald proprio di fronte e sparisce America Graffiti, un american food che ne scalza un altro» è l’analisi spietata di Davide Frigelli, segretario generale di Fisascat Cisl Abruzzo e Molise, «una quindicina di dipendenti a casa e un affitto improponibile, 17mila euro al mese da inviare a tre diverse proprietà. Difficile farcela se ti si piazza davanti una megacatena internazionale che attira clientela giovane con prodotti a prezzi accessibili a tutti». Pescara è anche una città modaiola «che ama i cambi di tendenza», che ultimamente, «si traducono in un proliferare di food & beverage». Mentre, secondo Frigelli, alle altre attività, «tocca una lenta agonia». Numeri alla mano sono almeno «6000, nel settore turismo e commercio, i posti di lavoro spariti in Abruzzo dal 2008, anno dell’avvio della grande crisi, ad oggi». I settori che «vanno malissimo sono quelli dell’abbigliamento, ma anche l’alimentare se si pensa che i carrelli della spesa non sono più pieni come anni fa». Lo dimostrano super e ipermercati in crisi come «Auchan che ha perso 600 posti, Iper a Città Sant’Angelo ridimensionato da 363 lavoratori a 219 e gli affitti stellari da 35mila euro negli iper di Sambuceto. Che succede? Non ci sono più i soldi di una volta e i grandi marchi, anche stranieri, asfaltano il tessuto territoriale. Altro problema sociale sono le agenzie di scommesse in centro che impiegano ragazze a 400 euro mese, a quelle cifre non è lavoro». «Il futuro», conclude Frigelli, «sarà il ritorno alle attività a conduzione familiare e l’esportazione del proprio prodotto enogastronomico».
Ne è convinto anche Taucci: «Si tornerà alla botteguccia sotto casa come punto di riferimento. Oggi chiudono negozi di borse, abbigliamento, scarpe, che soffrono la concorrenza dell’online, ma nessuno pensa a quanto è inquinante il corriere che trasporta pacchi a destra e a manca per non parlare del denaro che finisce all’estero e non rimane sul territorio. Tra Porta Nuova e il centro almeno un centinaio di negozi food, ma anche in questo caso vincerà la partita chi ci saprà fare col pubblico e come mostrerà il prodotto. Perché oggigiorno i commercianti non sono abituati agli aggiornamenti, mentre è necessario studiare la clientela se si vuole avere successo. Chi ci sa fare, il prezzo, i metri quadri dei locali e gli affitti da calmierare, possono fare la differenza» tra la vita e la morte di una attività commerciale, conclude Taucci.

