Aggredisce e minaccia il padre: figlio violento allontanato da casa

29 Febbraio 2024

Un 33enne finisce sotto accusa: scaglia sedie di ferro contro i familiari e devasta l’abitazione Fermato dai carabinieri: ora ha l’obbligo del braccialetto elettronico, deve stare lontano dai parenti

MONTESILVANO. Aveva costretto l’intera famiglia a vivere in un clima di terrore a causa dei suoi ripetuti atti di violenza, fisica e psicologica, ma, dopo l’ennesimo episodio, l’intervento dei carabinieri è stato determinante per mettere fine a quelle aggressioni che, secondo i familiari, erano ormai diventate quotidiane. Il pm Gabriella De Lucia ha chiesto e ottenuto per l’uomo, 33 anni, residente a Montesilvano, la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare. E martedì scorso l’indagato, assistito dall’avvocato Stefano Sassano, è stato sottoposto dal gip Maria Carla Sacco, all’interrogatorio di garanzia che si è concluso con la conferma della misura e con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.
Maltrattamenti in famiglia e lesioni personali con ben due aggravanti sono le accuse contestate dal magistrato che ha ricostruito anche episodi precedenti grazie alle testimonianze del padre e della compagna di quest’ultimo, mentre l’indagato è sposato e vive in quella stessa casa con la moglie e tre figli, tutti minori, costretti anche loro ad assistere a quelle furibonde aggressioni. L’intervento dei carabinieri è scattato durante l’ultimo e forse più violento episodio che si è verificato il 18 febbraio scorso. A seguito di un diverbio per futili motivi, stando all’accusa, l’uomo avrebbe rivolto al padre «esplicite minacce di morte con frasi quali “io ti ammazzo, ti tolgo dal mondo”, afferrando una bottiglia con la quale minacciava di colpire l’uomo, quindi, dopo aver afferrato una scopa in legno, tentava più volte di colpirlo e, non riuscendo nell’intento, rompeva le suppellettili della casa e poi afferrava una sedia in metallo e la scaraventava contro il congiunto, cagionandogli delle lesioni e continuando a proferire contro il padre minacce di morte quali, “non sono contento fino a quando non sarai morto”». E lo avrebbe continuato a fare anche dopo l’intervento dei carabinieri. «Tutti devono sempre dosare le parole ed assecondare i suoi comportamenti», riferì la vittiman «arrivando a sottometterci a lui al fine di evitare sue reazioni violente».
«Dalle dichiarazioni delle persone offese», scrive il pm nella sua richiesta di misura, «emerge una grave serie di pesanti vessazioni fisiche e psicologiche subite, un allarmante spaccato di vita familiare, caratterizzato da una escalation di aggressività verbale e fisica. Episodi collegati da un clima ormai instauratosi in casa di continua tensione e timore: condotte particolarmente gravi perché poste in essere nei confronti di una vittima inerme, affetta da disabilità». Secondo il suo legale, la causa di quelle reazioni è da ricondurre ad un incidente sul lavoro dell’estate scorsa subito dall’indagato, per il quale gli vennero prescritti dei farmaci che, di sua iniziativa, l’uomo decise di sospendere. Adesso l’indagato è in attesa di una sistemazione in una struttura religiosa abruzzese, come da lui stesso richiesta.