Aggredito a calci e pugni da un detenuto

19 Settembre 2022

Picchiato in carcere un agente di polizia penitenziaria. Il sindacato Sappe: «Il personale del San Donato è allo stremo»

PESCARA. Agente di polizia penitenziaria aggredito nel carcere di San Donato da un detenuto che lo ha colpito con una scarica di calci e pugni. A denunciarlo è il sindacato Sappe che parla di «fatto gravissimo» e «inaudita violenza». «Il detenuto si è scagliato improvvisamente contro un agente e lo ha ripetutamente colpito con violenti calci e pugni», ricostruisce Giuseppe Ninu, segretario regionale del Sappe, «il provvidenziale e tempestivo intervento degli altri agenti ha permesso di fermare il malcapitato, una furia, e fornire le prime cure al poliziotto ferito». Il sindacato assicura che «le aggressioni sono costanti e continue: serve un provvedimento normativo d’urgenza necessario per fermare questa spirale di inaccettabili e quotidiani violenze contro il personale di polizia penitenziaria e i vertici del Dap definiscono un piano urgente di intervento per fronteggiare le gravi criticità del carcere di Pescara e delle altre strutture detentive regionali. Si intervenga al più presto perché il personale di polizia penitenziaria dell’Abruzzo è allo stremo», conclude Ninu, che esprime solidarietà al collega ferito. «Non si può continuare così, senza un minimo di sicurezza per i colleghi che vanno a lavorare e non sanno se e quando ritorneranno a casa, senza contusioni o quant’altro».
Solidarietà all’agente ferito arriva anche da Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Non nascondo che anche questa grave aggressione avvenuta nel carcere di Pescara mi preoccupa molto. Restano infatti inascoltate le nostre segnalazioni al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sulle disfunzioni e sugli inconvenienti che si riflettono sulla sicurezza e sulla operatività delle carceri abruzzesi e italiane nonché del personale di polizia penitenziaria che vi lavora con professionalità, abnegazione e umanità nonostante una significativa carenza di organico. Ed è incomprensibile», conclude Capece, «che chi ha il dovere di intervenire, ossia l’amministrazione penitenziaria regionale e nazionale, non intervenga tempestivamente».