Agguato a Pavone Gagliardi resta in carcere

Rigettata l’istanza di libertà per l’uomo accusato di aver sparato «Non c’entro, la mia unica colpa è la relazione con la moglie»
PESCARA. E’ in carcere da più di quattro mesi con l’accusa di aver sparato all’ingegnere informatico Carlo Pavone mai uscito dal coma dalla notte del 30 ottobre 2013. Vincenzo Gagliardi, l’impiegato delle Poste di via Volta su cui pende l’accusa di omicidio, non cede perché, come riferisce il suo avvocato Renzo Colantonio, non ha nulla da dire se non, come ripete dal 28 maggio: «Non sono un delinquente, non ho sparato a Pavone e sono in carcere con l’unica colpa di aver avuto una relazione con la moglie di Pavone». Colantonio aveva anche provato a chiedere una misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari ma l’istanza è stata rigettata perché persisterebbero ancora le esigenze cautelari. Il legale l’ha comunque appellata.
Gagliardi è rinchiuso in una cella non molto sovraffollata ma quel carcere si sta trasformando «in un incubo». Il sabato riceve la visita del suo avvocato e dei familiari ma la vita in cella per un uomo che aveva preso «solo qualche contravvenzione», come ricorda il suo avvocato, sta diventando troppo dura anche perché, l’unico accusato di quel delitto, come aggiunge sempre Colantonio, «non ha nulla da confessare, nulla da dire se non che sì, come ammise inizialmente, ha avuto una relazione con Raffaella D’Este: un fatto privato che non c’entra nulla con l’agguato all’ingegnere».
Gagliardi, originario di Chieti e dipendente delle Poste di via Volta di Pescara, chiede spesso al suo avvocato anche delle condizioni di salute di Pavone che, in realtà, non sono migliorate, anzi l’ingegnere è stato spostato nel reparto di Rianimazione dove è in attesa di essere operato. «Gagliardi», spiega ancora il suo avvocato, «è preoccupato umanamente per l’ingegnere e spera che le sue condizioni di salute migliorino proprio perché Pavone è l’unico che può fornire la prova più importante: dire che non è stato Gagliardi, scagionarlo».
Colantonio aveva motivato l’istanza di scarcerazione dicendo anche che Gagliardi è senza stipendio e ha bisogno di tornare a lavorare ma la richiesta non è stata accolta. L’inchiesta del pm Anna Rita Mantini, che ha coordinato i carabinieri alla guida del capitano Eugenio Stangarone, è in un momento di stasi perché gli inquirenti stanno aspettando i risultati del Ris sul fucile e sui computer sequestrati. Nel frattempo, Pavone è ridotto a uno stato vegetale così come è prostrata la sua famiglia, in particolare la sorella Adele Pavone. La donna va tutti i giorni dal fratello e non smette di chiedere giustizia, la stessa cosa che ripete a Carlo in ospedale: «Vivrò solo per sapere chi ti ha sparato».
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