Agricoltura in ginocchio Danni per oltre 11 milioni

8 Marzo 2017

Stalle distrutte e titolari di aziende che hanno visto andare in fumo il raccolto Nella lista dei risarcimenti anche gli agriturismi (bloccati da frane e maltempo)

PENNE. Al grido di «meno chiacchiere e più stalle» e «la burocrazia uccide più del terremoto», centinaia di agricoltori abruzzesi hanno invaso ieri piazza Montecitorio per tenere alta l'attenzione dopo la grande emergenza neve-terremoto dello scorso gennaio. I dati forniti dalla Coldiretti parlano di un grande disastro. Nel Pescarese, sono oltre 11 milioni i danni complessivi registrati. Le aree più interne, in particolare la zona vestina, sono quelle maggiormente colpite.

A Penne, sono andate distrutte 11 stalle di bovini e 4 di ovini, per un danno complessivo di 849 mila euro, e ben 49 fienili per 1 milione e mezzo di euro di danni. Vi sono imprenditori agricoli che hanno visto andare in fumo il raccolto di un intero anno e non sanno più come andare avanti. C'è chi ha perso la stalla ed ha dovuto vendere il bestiame, ed oggi non ha più né un futuro e né un lavoro. Solo a Farindola, i danni per le stalle andate distrutte superano il milione di euro e sono morti ben 490 ovini. Allevatori, imprenditori agricoli e proprietari di agriturismi, sostenuti da amministratori e Coldiretti, chiedono soprattutto uno snellimento della burocrazia nelle richieste di risarcimento.

Tutti i numeri dell'emergenza agricola pescarese non sono frutto del caso, ma il risultato di tutte le istanze presentate all'Uta (ufficio territoriale dell'agricoltura). «È davvero alto il conto dei danni nella zona vestina. Gli effetti del terremoto e delle nevicate» hanno detto l'assessora Lorenza Di Vincenzo e il presidente del Consiglio comunale di Penne, Antonio Baldacchini, «appaiono evidenti in tutta la loro drammaticità: danni alle coltivazioni, stalle distrutte o pericolanti, bestiame morto per fame o gelo; perdite di merce deperibile come il latte a causa della neve. L'attività di allevamento ora rischia concretamente di scomparire insieme alle specialità locali, come il pecorino di Farindola, e con loro la storia del territorio. Noi e i nostri agricoltori non abbiamo intenzione di abbandonare questa terra, ci sono aziende che hanno radicato le loro attività da tre generazioni e dobbiamo ai loro sacrifici delle risposte concrete, con la garanzia di indennizzi diretti e la ricostruzione delle strutture danneggiate dala duplice emergenza sisma-maltempo del 18 gennaio».

Sta di fatto che molti agriturismi e aziende agricole hanno dovuto sospendere l’attività con il rischio di chiusura definitiva, essendo diventati irraggiungibili a causa del dissesto idrogeologico che ha interessato il territorio. Il ministero delle politiche agricole, intanto, ha fatto sapere che gli agricoltori del Centro Italia colpiti dal terremoto riceveranno a breve 34 milioni di euro di aiuti straordinari per mancato reddito.

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