«Aiutiamo chi aiuta»: è il lavoro dei volontari del Banco Alimentare

Con l’emergenza sanitaria le richieste d’aiuto aumentate del 25% E tra i nuovi poveri ci sono artigiani, famiglie monoreddito e giovani
PESCARA. Artigiani in difficoltà, universitari abituati a mantenersi da soli che a causa della chiusura dei locali hanno perso il piccolo stipendio da cameriere, bottegai e negozianti che non incassano da settimane. Lavoratori che già faticavano a sbarcare il lunario, arrangiandosi con qualche lavoretto in nero. Sono i nuovi poveri, quelli lasciati indietro nel lockdown nazionale. Quelli che da un mese si ritrovano il conto corrente nelle sabbie mobili: non si rimedia un euro, ma l’affitto bisogna pagarlo, le bollette pure e soprattutto qualcosa in tavola bisogna pur metterlo.
Con l’emergenza coronavirus non c’è solo l’ansia di riuscire a non ammalarsi, di non farsi attaccare dall’invisibile microrganismo: più paura ancora fa il non riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena. Soprattutto quando si ha addosso anche la responsabilità di una famiglia.
«Per noi», spiega Cosimo Trivisani, direttore del Banco Alimentare Abruzzo e Molise, «il lavoro è cambiato poco. Come sempre “aiutiamo chi aiuta”. Il cambiamento vero sta nell’impressionante aumento delle richieste, circa il 25% in più». Richieste da tutto l’Abruzzo, da tutto il Molise; richieste di aiuto che partono dalle famiglie in difficoltà, passano attraverso le associazioni di volontariato, i servizi sociali, i sindaci, e arrivano fino al Banco, fino al loro magazzino. Un magazzino di 1.000 mq, attrezzato con celle frigorifero e scaffali dove sono conservate le offerte di aziende e privati.
Ma lavorare nelle nuove condizioni imposte dal decreto, com’è? «Noi non ci siamo mai fermati», continua Trivisani. «Siamo riusciti quasi subito ad adeguarci alle nuove circostanze, anche se all’inizio, in mancanza di indicazioni chiare, il nostro camion girava per consegnare il cibo senza che ci fosse una precisa regolamentazione. Ci è venuto incontro la Regione Abruzzo, con l’ordinanza del 30 marzo, che stabiliva un’eccezione per i nostri volontari e per le associazioni che collaborano con noi: possiamo spostarci anche fuori dal comune, nell’ambito delle nostre funzioni. In questo modo riusciamo a coprire tutto il territorio. Anzi, lavoriamo più di prima». Anche in sede, a Pescara, il Banco Alimentare rispetta tutte le disposizioni del governo: distanziamento tra i volontari, mascherine, guanti. Ogni giorno si sanifica tutto. E ogni giorno, i camion coibentati del Banco attraversano la regione per portare aiuti e pasti a chi ne ha bisogno. In collaborazione con i sindaci, nelle zone rosse, nei paesi più sperduti, sempre sul territorio.
«Siamo attrezzati per dare aiuto», prosegue il direttore del Banco abruzzese, «tutto è tracciato e tracciabile, raccogliamo le donazioni e le distribuiamo, cerchiamo di fare la differenza». La differenza tra la fame e un pasto ben equilibrato. In questi giorni, la difficoltà sta nel reperire i secondi. Un’azienda qualche giorno fa ha donato le mozzarelle fresche, un’altra di Giuliano Teatino la porchetta. È sempre un delicato equilibrio, da giocare con quello che arriva. E poi, il paradosso dell’emergenza. I nuovi poveri non sanno neppure come fare per farsi aiutare. E un po’ si vergognano pure. «Per questo», suggerisce Trivisani, «ai comuni consigliamo di puntare sui voucher, sui buoni spesa, piuttosto che sui pacchi. C’è più pudore nell’accettare il cibo». E poi, continua: «Con i buoni, si possono avvantaggiare i produttori locali».
«Gli abruzzesi sono generosi», continua il Trivisani, «si spendono in prima persona con il volontariato. In tantissimi vengono: donne, uomini che non lavorano in questo periodo. Poi ci sono molti che fanno donazioni. Aziende e privati. Ringraziamo tutti: non c’è stata una telefonata fatta che non abbia ricevuto risposta».
Ma ovviamente non basta, spiega ancora Trivisani: «Abbiamo spese enormi. Normalmente ci sosteniamo organizzando cene sociali, lotterie, eventi. Ora che è tutto fermo, abbiamo bisogno di aiuto. Il sostegno della Regione si è dimezzato: ci sono fondi già stanziati e fermi da fine dicembre, il terzo settore viene spesso dimenticato».
Proprio per raggiungere chi non lo conosce, i volontari del Banco Alimentare hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione, #iocompagnodibanco, con un video sul sito e sulla pagina Facebook, dove si trovano anche tutti i riferimenti per fare le donazioni. «Il domani sarà difficile, magari i benefattori dell’ultimo minuto spariranno. È importante donare a chi ha esperienza, a chi fa queste cose da sempre. Noi abbiamo le strutture, i mezzi, le certificazioni. Non abbiamo sprechi. Quello che viene donato arriva sempre a chi ne ha bisogno».
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