Al Centro linfomi le nuove cure per battere i tumori

21 Giugno 2016

Angrilli, erede di Torlontano e fondatore del reparto nel 2014 «Farmaci innovativi che rafforzano il sistema immunitario»

PESCARA. Farmaci sperimentali e innovativi sono la nuova speranza di guarigione per i malati di tumore. Farmaci definiti «rivoluzionari», alla portata di pazienti di tutte le età, che sono già in uso al Centro per la diagnosi e terapia dei linfomi maligni sorto nel 2014, fondato e diretto da Francesco Angrilli, 62 anni, pescarese, cresciuto nella scuola di formazione di Glauco Torlontano, dopo la laurea alla D'Annunzio 36 anni fa. In Italia ogni anno 4mila persone si ammalano di Linfoma di Hodgkin con picchi tra i 18 e i 20 anni e tra i 70 e gli 80 anni; 12 mila di Linfoma non Hodgkin e 4mila di leucemie linfatiche croniche. In Abruzzo si registrano 500 nuovi casi l'anno di queste neoplasie del sistema linfatico.

Il Centro Studi Linfomi diretto da Angrilli, affiancato da Erika Finolezzi, conta, dal 2014, 900 nuove diagnosi di linfomi; dal 2015 sono state effettuate 7000 prestazioni diagnostiche e terapeutiche con prelievi di midollo osseo e dal 1° gennaio 2016, raggiunta quota 130 nuovi casi e 238 pazienti in trattamento, tra cui anche novantenni, provenienti non solo da tutta la regione ma anche da Marche, Lazio, Molise e Puglia. Questi i numeri da record («Se si tiene conto», fa notare Angrilli, «che il ministero della Salute considera centri di eccellenza quelli che hanno un volume di attività pari a 50 pazienti, 500 accessi e 1000 prestazioni diagnostiche l'anno») del lavoro portato avanti dall'unità semplice dipartimentale per la cura dei linfomi maligni, situata al 5° piano, ala nord, dell'ospedale, dove sono ubicati anche i day hospital di ematologia e oncologia, diretti da Paolo Di Bartolomeo e Carlo Garufi.

Angrilli definisce «rivoluzionari e innovativi» i farmaci salvavita, alcuni sperimentali, utilizzati quotidianamente nel centro studi, per il trattamento delle malattie in combinazione con la chemioterapia. I medicinali, somministrati prevalentemente per endovena o pasticche, hanno nomi difficili da pronunciare, Rituxinob, Doxorubicina Liposomiale, Brentuximab Vedotin, Bendamustina e Nivolumab, ma anche mixati, rappresentano le nuove frontiere per la cura delle patologie linfatiche. Di questo Angrilli parlerà, con Patrizia Accorsi, direttore del Centro trasfusionale, stasera (ore 21 conservatorio D'Annunzio) durante la manifestazione dell'Ail Pescara-Teramo, associazione presieduta da Domenico Cappuccilli, per la Giornata nazionale per le leucemie e linfomi. Il primario spiega i benefici dei rivoluzionari protocolli sui vari linfomi, in atto all'ospedale pescarese: «Il Rituxinob è un anticorpo monoclonale in uso da un decennio che spesso viene usato insieme al Doxorubicina Liposomiale non peghilata, per trattare pazienti ultrasettantenni, le cui cure non hanno risposto ad altre terapie. Un altro farmaco intelligente, in uso da un paio d'anni su pazienti fragili che non possono fare la chemio, è il Brentuximab Vedotin, che veicola le sostanze tossiche fino a distruggere le cellule tumorali. Su pazienti più giovani, e per trattare linfomi poco aggressivi e in recidiva, viene utilizzata la Bendamustina, un farmaco che esiste da più di 70 anni, e molto usato in Germania. Associando Bendamustina e Brentuximab, si può ottenere fino all'88 per cento di regressione della patologia».

Uno degli ultimi farmaci altamente rivoluzionari è il Nivolumab, non ancora commercializzato ma ottenuto per gentile concessione («Uso compassionevole», precisa Angrilli) da un’azienda farmaceutica di cui il primario non fa il nome: «Si tratta di una terapia sperimentale, che stiamo impiegando da qualche mese con eccellenti risultati, che non aggredisce direttamente le cellule tumorali ma rafforza il sistema immunitario; in questo modo, le cellule buone uccidono quelle cattive. Il farmaco viene usato su pazienti di tutte le età, con patologie avanzate ed effetti collaterali più sopportabili della chemio».

Per la cura delle leucemie linfatiche croniche, «dal 2015», conclude Angrilli, pioniere dell'assistenza domiciliare gratuita sin dagli anni 80, «due sono i farmaci utilizzati, Ibrutinib e Idelalisib, che inceppano i meccanismi di sopravvivenza delle cellule cattive e che i pazienti si somministrano a casa, per via orale. Attualmente possiamo usarli, o l'uno o l'altro, nei casi di perdita di cromosoma 17, ma entro la fine dell'anno, siamo in attesa della firma dell'Aifa, potranno essere fruibili da tutti i pazienti sin dalla diagnosi».

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