Al Circus la lezione di don Coluccia: ragazzi, dedicatevi alle passioni

Il prete che combatte le piazze di spaccio parla alla platea di studenti «Vuoto istituzionale, ai giovani non viene data una reale alternativa»
PESCARA. «No alle dipendenze, no alla droga, sì al dono prezioso della vita, che non può includere le logiche criminali, a Pescara e altrove». Don Antonio Coluccia, il prete pugliese che si batte contro il mercato delle sostanze stupefacenti e per il riscatto delle periferie, lancia un messaggio chiaro ai ragazzi, ma anche agli adulti, «che devono saperli guidare», dice, «camminare accanto a loro, né dietro, né avanti».
Invitato a partecipare all’iniziativa rivolta agli studenti e organizzata al teatro Circus nell’ambito della 32ª edizione del premio nazionale Paolo Borsellino, don Coluccia si fa portavoce del motto “Muoversi e non solo commuoversi”, soprattutto in una città dove, quattro mesi fa, un ragazzo di 16 anni, Christopher Thomas Luciani è stato ucciso da due coetanei per un debito di droga di circa 300 euro. «Girando le piazza di spaccio più pericolose di Roma e di altre città ho cominciato a capire le dinamiche di questa finta realtà, fatta di stereotipi e di falsi miti», dice il prete commentando anche il video di uno dei suoi giri a San Basilio, quartiere periferico della Capitale, proiettato poco prima del suo intervento. «Da Roma a Pescara», continua, «posso dirvi, cari ragazzi, che la verità è solo una: in zone come quelle c’è un vuoto istituzionale. Ai giovani non viene data una reale alternativa e l’apparente bella vita e i soldi facili sono l’unica cosa in cui credono». E aggiunge: «Siate liberi, siate voi stessi, amate la vostra vita e non affogatevi nell’alcol, nella droga o nella ludopatia. La vita è il più grande dono. Dedicatevi alle passioni, alle responsabilità: la vita è stupefacente, non la sostanza». Sull’uso crescente di alcol e droghe e sul profitto che ne trae la criminalità, così come si evince dalle indagini di questi anni, si è soffermato anche il giornalista del Centro Pietro Lambertini, rispondendo alle domande del referente del Premio, Graziano Fabrizi. Temi approfonditi in più occasioni nella trasmissione 31 Minuti, in onda il giovedì su Rete8.
Tra i presenti il procuratore presso il Tribunale dei Minori dell’Aquila David Mancini, che ha coordinato le indagini dell’omicidio di Christopher e che ieri si è soffermato sulle necessità che hanno gli adulti, genitori in primis, nel provare a restituire qualcosa ai ragazzi, dare risposte a «quel senso di vuoto che mi capita di notare incrociando lo sguardo di qualcuno di loro grazie alla mia esperienza professionale». Sul palco, poi, oltre al questore Carlo Solimene, anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri: «La Regione crede tanto nella validità e utilità degli eventi del Premio Borsellino che abbiamo tradotto in una legge regionale la sua rilevanza, assicurando ogni anno i fondi che consentono di promuovere iniziative di rilievo sempre maggiore». La premiazione, venerdì al teatro comunale dell’Aquila alla presenza del capo della polizia, il prefetto Vittorio Pisani.

