Al pronto soccorso in 350 «Venite solo per le urgenze»

Il primario Albani: «Flusso troppo elevato, siamo tornati ai livelli pre-Covid»
PESCARA. Finito l’effetto Covid, tornano a salire gli accessi al pronto soccorso dell’ospedale civile. Si calcola che negli ultimi giorni gli ingressi in media si siano attestati tra i 250 e i 350 al giorno, facendo scattare immediatamente il campanello di allarme dei sanitari, preoccupati per il picco di pazienti (specie con codice bianco o verde, che non necessitano quindi di cure urgenti o prestazioni immediate) molto vicino ai livelli pre-pandemia.
Se durante le fasi più critiche dell’emergenza coronavirus le code al pronto soccorso si erano quasi del tutto azzerate, facendo registrare circa 50 accessi al giorno, complice la paura di contrarre il virus che aveva finito per avere la meglio su qualunque altro malanno, invece in queste settimane centrali di agosto si registra una nuova inversione di tendenza. Oltre ai casi di emergenza e urgenza (i cosiddetti pazienti in codice rosso, ossia in pericolo di vita, oppure in codice giallo, con accesso prioritario compatibilmente ad altre emergenze in atto) sono tantissimi gli utenti che si riversano al pronto soccorso per visite ambulatoriali che potrebbero essere gestite dal medico di famiglia, dal pediatra di libera scelta o dal medico di continuità assistenziale (guardia medica) senza causare sovraffollamento in sala d’attesa e gravare così sulla qualità delle prestazioni. Già tra fine aprile e inizio maggio, nel delicato passaggio dalla cosiddetta fase uno alla fase due, i sanitari hanno assistito a un incremento pari al 40 per cento di pazienti in fila al pronto soccorso a seguito di traumi, incidenti domestici e stradali e malattie croniche. Una percentuale aumentata sensibilmente con la riapertura delle attività, fino ad arrivare al picco registrato anche ieri nel presidio ospedaliero in via Fonte Romana, in coincidenza con la crescita generalizzata dei contagi.
«Siamo tornati ai livelli pre Covid», sottolinea il direttore del reparto di Emergenza-Urgenza Alberto Albani, coordinatore della task force regionale sul Covid 19, «c’è un flusso molto elevato di persone che arrivano che, se rapportato al crollo avvenuto nelle settimane di lockdown, dimostra come molti utenti utilizzino il pronto soccorso in maniera impropria. Inoltre i tempi di attesa si sono ulteriormente allungati anche perché la Asl ha attivato il servizio di pre-triage, che prevede la separazione degli utenti in due percorsi differenziati per i malati Covid e per chi necessita di assistenza ordinaria attraverso l’assegnazione di un codice di accesso alla visita medica ponderato alla gravità dei sintomi accusati».
Negli ultimi giorni, in media, gli accessi al pronto soccorso dell’ospedale civile sono compresi tra i 250 e i 350 al giorno. Numeri difficili da gestire in tempi normali, impossibili con un’epidemia in atto. «Oggi», prosegue il responsabile della struttura, «per i codici verdi l’attesa oscilla da un minimo di 3-4 ore fino a un massimo di 12 ore». Tempi ancora più lunghi per i pazienti in codice bianco.
Il monito, da parte del responsabile del pronto soccorso e dei vertici della Asl, è di «evitare di recarsi al pronto soccorso ai primi sintomi sospetti, per non intasare il servizio e non rischiare di esporre ed esporsi a possibili contagi». «La raccomandazione che noi facciamo», conclude Albani, «è sempre di rivolgersi ai medici di famiglia, ai pediatri di libera scelta e ai consultori. Il pronto soccorso dovrebbe essere limitato alla gestione delle emergenze e delle urgenze, quindi ai casi di assoluta necessità».
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