Al Senato sì a Gentiloni «Avanti con le riforme»
L’esecutivo ottiene 169 consensi. Lega e verdiniani non hanno votato Il premier cita anche Ciampi: «Servirò con umiltà gli interessi del Paese»
ROMA. Via libera del Senato al governo di Paolo Gentiloni che dopo l’ok della Camera ottiene così la fiducia del Parlamento. Il via libera di Palazzo Madama arriva con 169 voti a favore, 99 contrari e nessun astenuto. I 18 voti di Ala e di Verdini non sono stati necessari. Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S, alla seconda chiama, ha votato in massa no. Sono stati in 30 su 35 a esprimere il voto contrario. A differenza di quanto avvenuto a Montecitorio, al Senato si è preferito partecipare per fare sentire il peso dell’opposizione e dei “20 milioni di No” al referendum. I lavori si sono svolti, come alla Camera, in un Senato svuotato delle opposizioni, ma anche con gli scranni dei ministri quasi vuoti. Assenti in particolare Lega Nord, M5S e Verdini con gli altri senatori di Ala. I 35 senatori pentastellati in mattinata hanno polemicamente lasciato sui loro banchi deserti una copia della Costituzione.
Nel suo discorso, durato una ventina di minuti, Gentiloni ha spiegato che il suo è un governo di transizione e un atto di responsabilità: «Non per amore della continuità, ma per la presa d’atto del rifiuto delle forze parlamentari a una convergenza più ampia». Una responsabilità a cui, ha detto, «forse sarebbe stato più utile sottrarsi. Ma sarebbe stato più pericoloso per il Paese». Poi, l’onore delle armi al predecessore: «La scelta di Renzi di dimettersi è stata una scelta di coerenza che merita il rispetto di chiunque abbia a cuore la coerenza e la dignità della politica. Si possono fare le polemiche che vogliamo, ma Renzi aveva ancora la maggioranza e si è dimesso». Quanto all’agenda del governo, Gentiloni ha elencato le priorità: «Questo è un governo che innanzitutto deve completare la eccezionale opera di riforma e innovazione che ha iniziato in questi anni. Si possono avere opinioni diverse, si possono criticare riforme e cambiamenti, ma sul fatto che c’è una mole di innovazione che si deve completare non c’è dubbio». I punti del programma di governo sono quelli già annunciati alla Camera: giustizia, diritti, completamento delle norme sulle pensioni e poi un rilievo particolare al tema del lavoro e del Sud.
Quel che è certo è che la differenza tra gli ultimi due via libera dell’aula di Palazzo Madama a un presidente del Consiglio sono abissali, per forma e sostanza. Renzi nel 2014 si presentò, mani in tasca, avendo bene in testa l’obiettivo della sua riforma istituzionale ed esordì dicendo: «Vorrei essere l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere la fiducia in quest’Aula». Un approccio completamente diverso da quello di Gentiloni, che guarda i senatori negli occhi e sul referendum non fa il vago: «Ho condiviso la riforma, ma il popolo ha deciso con un referendum dal risultato molto netto. Quindi potrei dire che la fiducia che chiedo al Senato è un po’ particolare: chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia fiducia nei confronti del Senato e delle sue prerogative».
Attento ai problemi del lavoro, Gentiloni parla di un Paese «con la povertà in crescita» mentre per quanto riguarda la legge elettorale la posizione non cambia: il governo «non sarà attore protagonista» ma «avrà il compito di facilitare la ricerca di una soluzione e avrà il compito anche di sollecitare le forze politiche». Durante il suo discorso, il premier è stato interrotto quattro volte dagli applausi della maggioranza: quando ha citato la questione siriana («uno dei più grandi non successi della democrazia internazionale») e quando ha rivendicato l’azione del governo Renzi sul fronte dell’innovazione. Un terzo applauso è partito quando ha chiesto il rispetto del Parlamento. E ancora, in chiusura, i senatori si sono alzati ad applaudire quando il premier ha citato Carlo Azeglio Ciampi: «Resto in carica per il tempo che sarà necessario in questa delicata transizione e servirò con umiltà gli interessi del Paese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

