Alanno, fumi nocivi dalla fabbrica Titolare indagato dopo le denunce

12 Febbraio 2021

ALANNO. La procura di Pescara chiude l’inchiesta sui fumi che fuoriuscivano dallo stabilimento di laterizi dell’imprenditore Ettore Di Muzio e spedisce l’avviso di conclusione indagini con due...

ALANNO. La procura di Pescara chiude l’inchiesta sui fumi che fuoriuscivano dallo stabilimento di laterizi dell’imprenditore Ettore Di Muzio e spedisce l’avviso di conclusione indagini con due ipotesi di reato a carico dell’unico indagato che è appunto il titolare: getto pericoloso di cose, al quale è stato aggiunto anche il superamento dei livelli di emissione di sostanze previste dal testo unico sull’ambiente, che regola la disciplina in materia, nello specifico benzene.
Il fascicolo era stato aperto a seguito di una denuncia presentata da sette abitanti di una zona vicina alla fornace “Di Muzio Laterizi” ad Alanno scalo. La procura aveva dato seguito disponendo degli accertamenti da parte dei carabinieri forestali e in particolare delle analisi affidate all’Arta. E fu proprio a seguito di quelle analisi che saltò fuori un dato allarmante: la presenza di benzene in quantità notevolmente superiore alla quantità minima prevista dalla normativa, sostanza peraltro non prevista da nessun tipo di parametro in relazione alla produzione dello stabilimento.
Era da tempo che i residenti si lamentavano dei fumi che uscivano dalla ciminiera della fabbrica di laterizi, ma le loro preoccupazioni aumentarono quando si resero conto che alcuni di loro cominciarono ad accusare malori: problemi di respirazione e bruciore alla gola.
Dalle denunce vennero fuori i fatti più strani: qualcuno dichiarò che durante la notte «sento una pesantezza dell’aria che diventa difficilmente respirabile, con un odore che mi ricorda la plastica bruciata». Molti altri furono costretti quasi a barricarsi in casa e al mattino, in più occasioni, a notare la presenza di una polvere bianca depositata sulle finestre, sulle autovetture in sosta e sulle piante. Poi le preoccupazioni aumentarono ulteriormente quando i bambini iniziarono a soffrire di asma, una problematica che non si era mai palesata prima, e peraltro in maniera piuttosto diffusa. Sulla vicenda c’era stata anche una denuncia firmata da un ex amministratore di Alanno che anni prima aveva sollecitato l'intervento dei vigili del fuoco e dei vigili urbani per eseguire un sopralluogo.
Il Comune allora informò della questione la Asl e la Regione Abruzzo. Così vennero eseguiti dei sopralluoghi da parte degli investigatori della forestale accompagnati da esperti dell'Arta che eseguirono dei prelievi. Vennero fatti anche degli accertamenti relativi alle autorizzazioni che a suo tempo erano state rilasciate al titolare della fornace. E fu proprio l’Arta a registrare una importante presenza di benzene, sostanza molto pericolosa e nociva: «Si evidenzia», scrisse l'Arta, «che la concentrazione di benzene è superiore al limite in tutti e tre i campioni prelevati. L'analisi del campione relativo alla prima ora di campionamento ha evidenziato una concentrazione superiore di quasi 5 volte al valore limite stabilito dalla normativa vigente».
Intervenne anche la Regione con il dipartimento territorio-ambiente con una diffida in cui quale si dichiarava l’intenzione di approfondire la questione con «una caratterizzazione meteo della zona e uno studio di ricaduta, oltre a una campagna con un mezzo mobile di rilevamento della qualità dell’aria finalizzata a determinare l’entità delle deposizioni bianche oggetto del fenomeno lamentato dai residenti».
Adesso, con la chiusura delle indagini, l’indagato avrà venti giorni di tempo per proporre eventuali ulteriori accertamenti, produrre memorie difensive o richiedere l'interrogatorio. Poi la parola tornerà alla procura che dovrà decidere se andare più o meno avanti con la richiesta di processo.
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