Alessandrini, 41 anni fa l’omicidio «Uomo simbolo in anni di follia»

PESCARA. «Questa è una data tatuata nella mia anima, perché qui non si tratta solo di ricordare la figura di mio padre, ma di rivivere ogni volta un evento che ha segnato per sempre me e la mia...
PESCARA. «Questa è una data tatuata nella mia anima, perché qui non si tratta solo di ricordare la figura di mio padre, ma di rivivere ogni volta un evento che ha segnato per sempre me e la mia famiglia»: le parole di Marco Alessandrini hanno commosso la platea dell’auditorium Petruzzi dove, ieri mattina, si è svolta la giornata di commemorazione di Emilio Alessandrini, padre dell’ex sindaco e magistrato pescarese assassinato a soli 36 anni dai terroristi di Prima linea, a Milano, il 29 gennaio 1979.
Una data che il presidente del consiglio comunale, Marcello Antonelli, ha voluto onorare promuovendo una conferenza cui hanno preso parte, oltre ai familiari del magistrato scomparso (col figlio Marco c’era la moglie Paola), il vicesindaco Gianni Santilli e Massimiliano Serpi, procuratore della Repubblica di Pescara, Alberto Liguoro, già consigliere della Corte di cassazione, e Angelo Mariano Bozza, presidente del tribunale.
«La città di Pescara», ha detto Antonelli, «raccoglie oggi, e continuerà a farlo, l’esempio e il ricordo di Emilio Alessandrini perché, come direbbe il giudice Gherardo Colombo, “non vogliamo perdere il vizio della memoria”. Alle scolaresche e agli studenti che sono presenti, soprattutto a loro, dobbiamo trasferire quei valori che erano i valori di Emilio Alessandrini».
Il vice sindaco Santilli ha portato il saluto dell’amministrazione: «Alessandrini è stato un personaggio simbolo e lo è ancora a 41 anni di distanza», ha sottolineato Santilli, «rappresentava quella fascia di giudici progressisti ma intransigenti, né falchi chiacchieroni né colombe arrendevoli».
Nel suo intervento il procuratore capo di Pescara, Serpi, ha affrontato il tema legato all’eredità di Alessandrini: «A chi mi chiede e si chiede se Alessandrini e lo Stato abbiano perso, rispondo che Alessandrini ha difeso e tutelato fino all’estremo sacrificio la nostra Costituzione. È la stessa ragione per la quale molte persone hanno pagato con la vita. Ha vinto perché grazie anche a lui abbiamo continuato a vivere nella libertà di opinione, grazie a lui abbiamo conservato lo Stato di diritto in anni attraversati da una folle visione eversiva».
L’amico e già consigliere di Cassazione, Liguoro, visibilmente commosso, ha rivissuto il rapporto personale con Alessandrini e sottolineato come, negli anni 70 a Milano, fossero così giovani da non pensare che potesse mai accadere una simile tragedia. Il presidente del tribunale Bozza ha invece ricordato di essere entrato in magistratura proprio in quel 1979: «Pur senza aver mai conosciuto personalmente Alessandrini, l’ho sempre ritenuto un faro e un esempio per la mia carriera professionale».
«Dal quel 1979», ha concluso Marco Alessandrini, «abbiamo vissuto anni di silenzio assordante, spesso doloroso, poi qualcosa è cambiato forse perché è subentrata la fase di valenza storica».
Al termine degli interventi, è stato proiettato un apprezzatissimo video realizzato dagli alunni della scuola primaria Alessandrini di Ari e dagli studenti dell’istituto comprensivo di Miglianico: una clip dedicata proprio alla figura di Alessandrini con protagonisti gli alunni. A conclusione della mattinata, in piazza Unione, si è svolta la cerimonia di deposizione di una corona di alloro al monumento dedicato alle vittime del terrorismo, con la benedizione impartita da don Francesco Santuccione, abate della cattedrale di San Cetteo.

