All’Abruzzo la maglia nera per i ritardi nei pagamenti

Con il dato record di +62 giorni è in testa alla classifica delle prestazioni peggiori In tempi di crisi il rapporto Cgia Mestre mette a nudo le difficoltà per i fornitori
PESCARA. All’ultimo va la maglia nera. Così si usava fare nel ciclismo dove c’erano ultimi della classe diventati per questo famosi. Luigi Malabrocca detto "il Cinese" per la forma dei suoi occhi, per esempio, è passato alla storia per il più assurdo dei record sportivi: arrivare sempre ultimo.
Ecco, oggi possiamo dire che l’Abruzzo è il Malabrocca delle regioni d’Italia: indossiamo la maglia nera nella classifica dei cattivi pagatori, quelli che spezzano le gambe alle aziende fornitrici di beni o prestazioni alle pubbliche amministrazioni. Per queste non c’è solo l’emergenza bollette. Burocrazia o disorganizzazione hanno fatto lievitare di 55,6 miliardi il debito che lo Stato e le sue articolazioni hanno contratto con i propri fornitori: migliaia di piccole e medie imprese che rischiano il fallimento anche per colpa di ritardi da record accumulati da Regioni, ministeri, Comuni e Asl.
A fare luce su questo aspetto su cui anche la politica ha glissato in campagna elettorale, è stata la Cgia di Mestre, voce molto autorevole del mondo delle imprese artigiane italiane, secondo la quale tra le amministrazioni regionali i maggiori ritardi nel saldare i pagamenti si sono registrati in Abruzzo con 62 giorni oltre la scadenza contrattuale, in Basilicata con 39,57 e in Campania con un ritardo medio di 9,74 giorni.
Tra i ministeri invece quello meno reattivo a saldare le fatture ricevute è l’Interno con +67,09 giorni di ritardo rispetto alla scadenza prevista dal contratto. Seguono le Politiche agricole con +42,28 e la Difesa con +32,75. Tra i Comuni la situazione più critica si è verificata a Napoli con ben 228,15 giorni, seguono Lecce con 63,18 e Salerno 61,57. Tra le Asl, infine, quella di Napoli 1 Centro ha pagato con un ritardo di 43,77 giorni, l’Usl Toscana Nord Ovest con 22,34 e la Napoli 2 Nord con 16,92.
La soluzione qual è? Per l’Ufficio studi della Cgia va prevista per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della pubblica amministrazione e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all’erario. È un suggerimento per il futuro governo a guida centrodestra.
Senza liquidità a disposizione, infatti, tanti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si trovano in grave difficoltà e in un momento così delicato per l’economia del Paese è inaccettabile, soprattutto se consideriamo la pressione fiscale che grava sulle imprese costrette in questi casi a pagare le tasse su fatture già emesse ma non ancora onorate dagli enti pubblici committenti.
È una ingiustizia così evidente che ha pochi altri esempi paragonabili. Gli enti pagano subito e solo le fatture importanti, ma non quelle di importi minori: così conclude il rapporto Cgia.

