Allarme di Di Matteo: «L’acqua del Tirino spostata alla Puglia»

30 Agosto 2024

Il consigliere di opposizione e componente Aca: rischio privatizzazione E lancia l’appello: pronti a dare battaglia. Sì al piano M5S per le autoclavi

PESCARA. L’ultimo «grido di allarme» lanciato ieri sulla gestione dell’acqua mentre l’emergenza non accenna a placarsi porta la firma di un esponente politico di primo piano: «C’è il rischio che il sistema dell’acqua non sarà più pubblico per il tentativo di privatizzarlo», queste le parole di Donato Di Matteo, consigliere comunale di opposizione ma anche consigliere del cda dell’Aca spa, l’azienda che porta l’acqua a Pescara e in altri 63 comuni del Pescarese, Chietino e Teramano. E Di Matteo, nell’intervento al microfono fonoregistrato, dice anche altro: «Non permettiamo quello che qualche esponente della Regione sta già facendo: spostare le nostre acque del Tirino verso la Puglia o altre regioni, con un progetto che tutti hanno paura a cacciare ma che è già in atto, perché si potrebbero creare gravi difficoltà». Poi, un appello trasversale alla politica di centrodestra e centrosinistra: «Bisogna stare attenti e fare una grande battaglia, da Pescara».
Il rischio ventilato da Di Matteo – «Spero che il Comune di Pescara, maggioranza e opposizione, lo prenda in animo», così dice il consigliere ed ex assessore regionale alla Sanità – piomba in una seduta di fine estate dedicata alla proposta del consigliere M5S Paolo Sola sull’emergenza idrica: un ordine del giorno che, dopo una mediazione a oltranza portata avanti con i consiglieri Marcello Antonelli di Forza Italia e Luigi Albore Mascia di Pescara Futura, mette d’accordo tutti sulla necessità di pianificare spazi in città per l’installazione di autobotti in caso di urgenza e favorire autoclavi di quartiere per case e attività.
Sul finire di un’estate sotto il segno dell’acqua razionata, con la dispersione al 54,8% a Pescara e provincia e le sorgenti in continuo calo per la siccità, in consiglio sembra un tutti contro tutti. Tanto che il presidente Gianni Santilli (FdI) deve richiamare i consiglieri all’ordine e non una volta sola. Nella sua doppia veste, Di Matteo avverte: «A Pescara ci sono 120 chilometri di condotte e ci vorrebbero 120 milioni di euro per aggiustare tutta la rete dell’acqua». Una cifra che, a quanto pare, nessuno possiede. E il sindaco Carlo Masci, nel mirino del Pd, dice: «L’Aca ha intercettato risorse per Pescara e per tutto il circondario: bisogna avere l’onestà intellettuale di dire quello che è. La soluzione ai disagi è mettere le autoclavi». Poi, il sindaco contesta l’opposizione: «Il problema è che non volete informarvi, non vi interessa trovare la soluzione ma soltanto attaccare il sindaco». Masci prosegue: «No a falsità e imprecisioni». È questa la risposta del sindaco alle prese di posizione del Pd: «Cosa ha fatto il Comune di Pescara per l’emergenza acqua?», chiede retorico il capogruppo Dem Piero Giampietro, «tra il 18 e il 20 luglio ci sono state tante case dei Colli senza acqua, comprese le abitazioni con le autoclavi. Ma è possibile che, conoscendo i quartieri con più disagi, non si sia intervenuti in tempo? Il Comune ha il dovere di intervenire e chiedere le autobotti all’Aca mentre», assicura Giampietro, «a me risulta che l’amministrazione Masci non abbia chiesto niente fino alla cisterna installata, in ritardo, alla scuola Virgilio. Il Comune è stato completamente assente e chiedo che in futuro non si facciano gli stessi errori di quest’anno». «Il serbatoio dei Colli», replica Masci, «è stato utilizzato da 5 persone, tre provenienti da Montesilvano. E il Coc è stato chiuso perché alla Protezione civile non si è rivolto quasi nessuno». Poi un’altra spallata: «Il partito dell’acqua ha fatto tanto male; noi l’abbiamo combattuto quel partito e, negli ultimi anni, l’Aca ha risanato un incredibile buco di 80 milioni».
«Questa emergenza idrica è diventata strutturale», dice la consigliera Simona Barba di Alleanza Verdi e Sinistra-Radici in Comune, «perché in questa regione non c’è una gestione delle acque e assistiamo a un peggioramento mese per mese. Dobbiamo renderci conto che, in assenza di un tavolo tecnico permanente di cui il Comune di Pescara deve essere una parte importante, negli anni andrà sempre peggio. Serve concertazione con la Regione».