Allevatore di pitbull alle prese con la droga

PENNE. Nonostante la giovane età Mirko Giancaterino, il 36enne tossicodipendente di Penne arrestato domenica per omicidio volontario, ha già avuto diversi problemi con la giustizia. L’episodio più...
PENNE. Nonostante la giovane età Mirko Giancaterino, il 36enne tossicodipendente di Penne arrestato domenica per omicidio volontario, ha già avuto diversi problemi con la giustizia.
L’episodio più grave è quello avvenuto nel 1998, quando fu accusato di aver ceduto una dose mortale di droga a una donna, morta per overdose nella sua abitazione al Carmine. Per questo reato (morte come conseguenza di un altro delitto) fu condannato in primo grado e poi assolto ma venne condannato per la detenzione di stupefacenti, anche se non ha scontato la pena, avendo beneficiato del condono.
Altre volte i carabinieri hanno avuto a che fare con lui, nel tempo, per episodi legati alla droga, ma anche per altri reati di cui si sarebbe reso responsabile, sia contro la persona sia contro il patrimonio.
Per un periodo di tempo ha lasciato l’Italia e si è trasferito all’estero, in Germania, dove ha lavorato come cuoco e negli anni scorsi, rientrando in Abruzzo, è stato impegnato in un noto locale di Montesilvano, un ristorante pizzeria, anche lì in cucina.
Al momento era sottoposto all’affidamento in prova ai servizi sociali e si occupava di allevare e addestrare cani, in particolare pitbull, in un’area allestita davanti a casa, coltivando la stessa passione che è stata del padre, prima che morisse. La sua famiglia è molto conosciuta, anche per l’attività della madre, che è una parrucchiera. Giancaterino, che ha due fratelli ed è padre di due bambini, ultimamente «era abbastanza instabile e aveva dei comportamenti a scatti», ha detto la convivente ai carabinieri, ma non è chiaro se assumesse o meno droga e una risposta in tal senso arriverà dagli accertamenti effettuati domenica in ospedale. L’uomo, che era ferito, è stato sottoposto a una serie di prelievi ed è stato medicato, considerato che aveva delle ferite su schiena, collo e braccia, la cui origine è da appurare, ma gli investigatori non escludono che si tratti di una conseguenza della colluttazione che avrebbe avuto con Giammarino. «L’uso di droga», ha commentato a questo proposito il maggiore Massimiliano Di Pietro, del Nucleo investigativo, «dà maggiore vigore all’indole delittuosa di alcuni soggetti» e per l’omicidio di domenica si può presupporre che «ci sia stato un tentativo di furto a casa di Gabriele Giammarino», aggravato probabilmente dall’assunzione di sostanze stupefacenti. Domenica pomeriggio, quando è stato ascoltato dal pm Mirvana Di Serio alla presenza del suo avvocato, Paolo Marino, il 36enne si è avvalso della facoltà di non rispondere per cui si dovrà attendere l’udienza di convalida davanti al gip, Nicola Colantonio, per capire che posizione assumerà. Nel corso di un primo incontro con il suo difensore, comunque, ha detto di essere innocente. Dovrà comunque spiegare che cosa ci faceva vicino casa della vittima poco dopo le 6.42, quando si è fermato al distributore di sigarette, e poi alle 7.18, quando è stato ripreso dalla telecamera mentre fuggiva in senso contrario.
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