Alloggi popolari fatiscenti a due passi dall’ospedale

8 Luglio 2017

In via Passo della Portella cinque palazzi Ater sono in uno stato di abbandono Dalla strada si vedono finestre murate, ma il rischio di occupazioni abusive è alto

PESCARA. L'allarme sul degrado edilizio attraversa la città e da via Lago di Borgiano, dove prosegue l'odissea degli sfollati, arriva nella zona dell'ospedale grazie alla segnalazione di alcuni cittadini dei Colli. Il luogo del degrado ha il suo epicentro in via Passo della Portella, angolo via Rigopiano.
Una strada che segna il confine di due realtà distinte della città. Quella ordinata delle villette di proprietà e l'altra dell'abbandono edilizio e del degrado sociale, in linea d'aria a due passi dal centro. Un agglomerato edilizio fatiscente che lascia senza parole e che si trova proprio di fronte al presidio ospedaliero e nelle vicinanze di una serie di sedi di associazioni di volontariato. Accanto a lussuosi edifici si ergono 5 palazzoni Ater, realizzati non meno di una cinquantina di anni fa, che cadono letteralmente a pezzi. Un borgo popolare di un centinaio di famiglie che vivono in appartamenti, alcuni dei quali vuoti e a rischio di occupazioni abusive, dalle mura sbriciolate e cadenti.
Dalla strada è ben visibile l'unica finestra murata con i mattoni forati dagli operai dell'Ater, dopo le segnalazioni dei cittadini pervenute alla polizia municipale, per evitare accessi indesiderati. Gli stabili sono quasi polverizzati dall'usura del tempo. I pezzi dell'intonaco staccatisi dai balconi e dalle pareti malconce, crollano sui marciapiedi e lì rimangono per lungo tempo. Accanto ad una scia di immondizia lungo i cordoli dei marciapiedi. E a un cumulo di rifiuti posti all'ingresso del borgo, sotto una scritta offensiva contro la polizia. I cittadini notano le pattuglie dei vigili e le volanti della polizia affacciarsi spesso dentro il borgo per controllare la situazione. Ma quando fanno marcia indietro, anche lo spaccio di droga segnalato dai cittadini, ricomincia come prima. Chi entra nel cortile di quei palazzoni avverte la sensazione di trovarsi in un mondo a parte. In una realtà che ricorda quella più meridionale.
Alle finestre le tendine di pezza fanno ombra ai balconi e, sugli stendini volanti, i panni appesi stesi ad asciugare. Da un tubicino di un balcone scende, e non smette mai, un filo d'acqua sui marciapiedi. Al posto dei vasi fioriti, cumuli di calcinacci fanno bella mostra vicino alle serrande di colore verde sbiadito e corroso. Le pareti esterne un tempo erano di colore grigio. Oggi il colore di quegli edifici è indefinito.
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