Altra condanna per l’assassino di Jennifer: prese a pugni il vicino

Davide Troilo, in carcere per l’omicidio della ex fidanzata deve scontare anche 4 mesi per la lite avvenuta nel 2014
PESCARA. Arriva una nuova condanna per Davide Troilo, 36 anni, pescarese, già riconosciuto responsabile dell’omicidio della ex fidanzata Jennifer Sterlecchini, uccisa a coltellate nella casa che i due avevano condiviso, in via Acquatorbida. Questa volta la condanna, a quattro mesi di reclusione (pena sospesa), è del Tribunale di Chieti (il giudice è Chiara Di Gerio), per i reati di violenza privata e danneggiamento, entrambi aggravati, commessi nel settembre del 2014 a San Giovanni Teatino. La vittima, in quel caso, fu Luigi Iervese, allora commerciante (titolare di Texada), vicino di Troilo. Questi i fatti, così come sono stati ricostruiti dal giudice. Iervese si trova sul suo appezzamento di terreno, dove c'è una coltivazione di carciofi, quando sente Troilo gridare dalla finestra di casa una serie di insulti nei suoi confronti. Poi scende, si avvicina a Iervese e lo accusa di aver usato del diserbante per la siepe. L'altro nega e dice che, visto il caldo, l'unica cosa che potrebbe dare alle piante è l'acqua. Ma Troilo non accetta scuse, va «su tutte le furie e inizia a picchiarlo con schiaffi e pugni, tanto da costringerlo a recarsi al pronto soccorso», dove gli vengono diagnosticate delle lesioni (per le quali Troilo è stato condannato dal giudice di pace di Chieti). Poi, con un bastone, Troilo «inizia a danneggiare le piante di carciofi» coltivate da Iervese che, nel frattempo, è finito a terra. La vittima prende il cellulare per chiamare la moglie e chiedere aiuto», ma Troilo non glielo consente: afferra il telefono «e lo scaglia a terra», in un punto più lontano, per «impedirgli di chiamare i soccorsi». Le conseguenze di questo episodio sono state «importanti», per Iervese, sia dal punto di vista fisico che psicologico, come riconosciuto dal giudice che ha ritenuto le dichiarazioni di Iervese «intrinsecamente credibili e estrinsecamente attendibili, coerenti e prive di astio e di volontà di rivalsa». E Troilo è intervenuto sul vicino «con estrema violenza, non solo causandogli delle lesioni ma anche afferrando il cellulare e gettandolo distante, in modo che la vittima non chiamasse aiuti come stava, del resto, tentando di fare» e quindi «per evitare che altri intervenissero e difendessero Iervese». È seguito il danneggiamento delle piante di carciofi, con il bastone. Troilo, difeso dall’avvocato Giancarlo De Marco, è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore di Ieverse, difeso in questi anni da Giampiero Di Sebastiano. Il giorno in cui è stata pronunciata la sentenza l'imputato è rimasto a testa bassa.

