Ammanchi di denaro alle Poste, chiesto il processo per 2 direttori

I procedimenti riguardano altrettanti episodi denunciati negli uffici di Bussi sul Tirino e Abbateggio. Le parti offese: una società, un correntista e le stesse Poste a cui sono stati sottratti oltre 16mila euro
PESCARA. Due distinti procedimenti, con due diversi pubblici ministeri che si occupano dello stesso reato: peculato. Ed entrambe le inchieste, delle quali ora dovrà occuparsi il giudice per l’udienza preliminare dopo le relative richieste di rinvio a giudizio formulate dai due magistrati, riguardano comportamenti ritenuti illeciti da parte di due direttori di altrettanti uffici postali della provincia di Pescara: Bussi sul Tirino e Abbateggio. Le parti offese sono invece diverse: in un procedimento c’è solo Poste Italiane, mentre nell'altro, oltre alle Poste, c’è anche una correntista. Iniziamo da quest'ultimo procedimento che vede imputato di peculato il direttore E.B. che il procuratore Giuseppe Bellelli accusa di essersi appropriato di 10mila euro: sarebbero stati sottratti a una società di service che il 17 giugno del 2024 li aveva versati sul proprio conto.
L’altra parte offesa è invece un correntista che aveva pensato di investire 5.000 euro in prodotti postali e, in particolare, in “offerta super smart”. Secondo l’accusa, il direttore reggente dell’ufficio avrebbe «prima disinvestito la somma e poi proceduto al prelievo direttamente dal libretto della cliente di cui aveva la disponibilità della carta Postamat e le relative credenziali» (fatti che si sono verificati il 9 settembre dello scorso anno). Una volta resasi conto della sparizione dei soldi dal suo conto, la cliente ha presentato la denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta. Se ne occupò la Guardia di finanza che rimise una informativa al procuratore che ha quindi proceduto a richiedere il processo per l'imputato.
Il secondo procedimento, nelle mani del sostituto Andrea Di Giovanni, è stato scoperto invece dopo i controlli di routine che Poste Italiane effettua nei vari uffici. Una funzionaria del “Fraud management e security intelligence” di Poste aveva segnalato un paio di anomalie nell’ufficio di Abbateggio retto a suo tempo da A.R.: irregolarità che potevano essere addebitate soltanto all’unico operatore del piccolo ufficio postale, il quale non poteva far altro che ammettere immediatamente, nella fase di controllo, la sua responsabilità. Si trattava di due ammanchi: uno da 597 euro e l’altro da 1.670 euro, riscontrati in tempi diversi. Quest’ultimo venne rilevato nel corso di un controllo di routine a febbraio del 2022 e si parlò anche di erronee affrancature, quindi di un errore tecnico del quale però l’imputato si assunse ogni responsabilità, chiedendo la rateizzazione dell’importo da restituire.
Ma dagli accertamenti interni sarebbe stato escluso qualsiasi mal funzionamento di macchinari, per cui l’ufficio controlli si ripresentò a sorpresa anche nel mese successivo, evidenziando anche un comportamento anomalo del responsabile dell’ufficio che quel giorno non solo era arrivato in ritardo, ma era uscito subito per una ventina di minuti, lasciando sul posto i due “controllori” che notarono la mancanza di 597 euro dalle casse. Lo stupore dei due fu doppio quando, dopo il rientro in ufficio dell’imputato, notarono che nello stesso cassetto che prima era vuoto ricomparve la somma mancante. Sentito dai superiori per l’ammanco da 1.670 euro, il dipendente non seppe fornire spiegazioni, mentre per il secondo si sarebbe giustificato riferendo di un prelievo personale che non riuscì a rimettere nella cassaforte che era già stata chiusa e quindi, per non lasciare i soldi incustoditi, li portò con sé con l’intento di riportarli in sede, quello stesso giorno del secondo controllo a sorpresa effettuato dai funzionari di Poste. Ora su entrambi i procedimenti dovrà decidere il gup nel corso dell’udienza preliminare.
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