«Amo Pescara, ma è bello lavorare all’estero...»

21 Settembre 2014

Maria Letizia Tatonetti, tecnica radiologa nel Principato di Monaco, torna in città per i suoi 50 anni: qui i tempi di attesa per un esame sono al massimo di 20 giorni

PESCARA. È una pescarese che tiene alto il nome dei suoi concittadini e degli abruzzesi all'estero grazie ai riconoscimenti ottenuti nel suo lavoro. Parliamo di Maria Letizia Tatonetti, radiologa che ormai da molti anni lavora all'estero, prima a Nizza, in Costa Azzurra e adesso a Montecarlo nel Principato di Monaco.

Domani tornerà in città per festeggiare sabato prossimo in compagnia dei familiari (la mamma Antonietta, i fratelli Annamaria e Marco Antonio e il nipote Simone) e degli amici di vecchia data. L'unico a mancare sarà l'adorato papà Deodonato, scomparso solo due anni fa e molto orgoglioso della figlia Maria Letizia. Quella pescarese sarà la seconda festa per il mezzo secolo di Maria Letizia Tatonetti, un'altra c'è già stata ieri sera in Costa Azzurra con amici e colleghi di lavoro francesi.

Ma il lungo viaggio di Tatonetti è iniziato ben venticinque anni fa, quando, dopo aver preso il diploma di tecnico radiologo nella sua città natale e dopo aver sostenuto tirocini e pratica sia all'ospedale Spirito Santo che nella struttura privata Feragalli, vinse, nel 1989, il concorso all'istituto dei tumori di Milano e si trasferì in Lombardia. Ebbe la fortuna di lavorare a stretto contatto con uno dei luminari italiani in tema di oncologia, il professor Umberto Veronesi, all'epoca direttore della struttura. Ma anche, per sei anni, con Bruno Damascelli in radiologia interventista. Lavorò anche nella sezione digestiva, prima di trasferirsi fino al Duemila, sempre nel capoluogo lombardo, nel neonato Istituto europeo di oncologia diretto da Veronesi per ricoprire il ruolo di capotecnico.

Una carriera, che nel giro di poco tempo, è stata ricca di soddisfazioni, meriti e riconoscimenti (ha anche insegnato alla scuola dei tecnici), ma Tatonetti, oltre a questo sentiva la necessità di vivere in un posto dove la qualità della vita fosse più alta. Il traffico, il caos, lo smog e il cielo sempre grigio di Milano, dopo qualche anno divennero un peso. Per questo motivo iniziò a maturare l'idea di trasferirsi in Costa Azzurra, che aveva apprezzato grazie a diversi amici che periodicamente andava a trovare. Per questa ragione fece richiesta al ministero della Sanità francese per capire se il suo titolo italiano fosse equiparabile, ma non lo era. Così sostenne l'esame da tecnico radiologo anche in Francia. Venne subito chiamata dal Policlinico Saint George di Nizza e in seguito dall'ospedale Princess Grace di Montecarlo dove tuttora ricopre il ruolo di coordinatrice di tac e risonanze.

«Lavorare all'estero non è mai facile», racconta Tatonetti, «pensano sempre che tu voglia rubare il posto a qualcuno. Le carte vincenti sono state l'umiltà e la professionalità». Tanta nostalgia per la propria terra ma nessun rimpianto per la scelta fatta venticinque anni fa di lasciare la sua città: «Vinsi anche un concorso a Pescara negli anni Novanta, ma non sono mai tornata. Ci sono sanità completamente diverse: già a Milano il sistema funzionava meglio che da noi, non le dico all'estero. Qui le macchine lavorano dalle 7 di mattina alle nove e mezza di sera, facciamo 40, 45 esami al giorno e i tempi di attesa sono al massimo di venti giorni e di tre per le urgenze. A Pescara fare una Tac a mia madre è stato quasi un miracolo. Per la mia terra sarei tornata subito, per i metodi di lavoro ho fatto altre scelte. Alla vecchiaia tornerò a casa. Io comunque sono rimasta la stessa di venticinque anni fa, quando partii».

«Pescara», conclude Maria Letizia Tatonetti, «è cambiata in meglio, da fuori noto che la città non è morta nonostante la crisi. Bisogna essere fieri di essere abruzzesi, siamo considerati forti e gentili, ma anche gran lavoratori. Siamo ben visti all'estero, anche per la nostra capacità di adattarci al contesto nel quale viviamo».

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