Amoroso: nel mio film racconto il sesso ai tempi della rivoluzione

28 Giugno 2016

TERAMO. La rivoluzione a luci rosse, i movimenti di liberazione sessuale e la controcultura degli anni Settanta raccontati nel dirompente documentario “Porno & Libertà” di Carmine Amoroso (foto)....

TERAMO. La rivoluzione a luci rosse, i movimenti di liberazione sessuale e la controcultura degli anni Settanta raccontati nel dirompente documentario “Porno & Libertà” di Carmine Amoroso (foto). Natali a Lanciano, docente nel Centro sperimentale di cinematografia, Amoroso è regista e sceneggiatore dei lungometraggi "Come mi vuoi" (1996, con Vincent Cassel e Monica Bellucci) e "Cover Boy" (2007), e ha scritto per Monicelli il cattivista “Parenti serpenti”, girato a Sulmona. Prodotto da ZutFilm e finanziato in rete, “Porno & Libertà” è uscito giovedì nelle principali città italiane, distribuzione I Wonder. L'ex pornodiva Ilona Staller/Cicciolina e il suo mentore Riccardo Schicchi (morto nel 2012), l'autrice di "Porci con le ali", Lidia Ravera, la prima regista hard, Giuliana Gamba, Vincenzo Sparagna e l'eversione a fumetti di Frigidaire, Judith Malina del Living Theatre, gli happening al Parco Lambro (“Nudi sì, ma contro la Dc”) e al Festival dei poeti di Castelporziano: testimonianze e filmati d'archivio si rincorrono nel docmovie di Amoroso, presentato l'11 giugno al Biografilm Festival.

Amoroso, come è andata a Bologna?

«Benissimo, non mi aspettavo tanto successo per un documentario. Il film sta girando molto nei festival europei, ha avuto un'anteprima mondiale a Rotterdam, e domenica è stato accolto molto bene a Parigi al Forum des Images, a Les Halles».

Com'è nata l'idea?

«Da un incontro con Riccardo Schicchi all'anteprima di "Cover Boy". Non lo conoscevo se non attraverso tv e giornali. Ho trovato una persona intelligente, acculturata, un genio ante litteram della comunicazione. Da lì ho iniziato a riflettere sulla pornografia. La cultura americana ha saputo studiare il fenomeno, ma in Italia non c'è mai stata una riflessione, la pornografia è stata sempre vista come qualcosa di losco benché fenomeno pervasivo nella nostra cultura. Nell'ambito dei mass media è diventata un linguaggio e perciò andava concettualizzata».

Perché si è concentrato sul passato?

«Ho analizzato la pornografia da fine anni '50 ai primi '70, quando aveva forza politica. Sono gli anni di personaggi interessantissimi, come Lasse Braun, pseudonimo di Alberto Ferro, pioniere del porno nei paesi scandinavi. Mi sono soffermato su un periodo in cui la pornografia era in rapporto coi movimenti di controcultura, che usavano il corpo in maniera sovversiva. Oggi invece tutto è diventato merce, anche il corpo e di conseguenza il porno».

Tra i testimoni compare Marco Pannella, che portò Ilona Staller in Parlamento.

«Un incontro che ricorderò sempre. Marco era una persona gioviale, di grande apertura. Ci ha raccontato quanto accadeva in anni in cui il Partito radicale era solo a dar battaglia sui diritti civili. Candidare una pornostar al Parlamento fu un geniale colpo mediatico».

Si aspettava il divieto ai minori di 14 anni?

«Temevo un divieto ai minori di 18. Evidentemente è stato riconosciuto al film un valore storico e culturale. E poi oggi quelle immagini hard, con ciò che passa in tv, fanno ridere i polli. Cosa grave invece la censura di Facebook, che ha oscurato la pagina del film e bloccato per un mese il mio profilo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA