Anastacia: amo Pino Daniele non sopporto il rap

3 Luglio 2015

Intervista al «Centro» della cantante americana che sarà in concerto a Pescara il 23 luglio

di Giuliano Di Tanna

«Mamma mia, quante mucche ci sono qui intorno. Aspetta un attimo che le fotografo».

Le mucche che Anastacia immortala con il suo smartphone sono quelle che vede dal finestrino del suo tour bus, nella campagna meridionale dell’Ungheria. La conversazione del Centro con l’artista (47 anni in settembre, americana di Chicago) riprende, al telefono, dopo l’intermezzo georgico. E riparte dall’Italia e da Pescara dove sarà in concerto, il 23 luglio, al Teatro D’Annunzio (inizio del concerto alle ore 21.30, costo del biglietto 51,75 euro), con il suo tradizionale mix di soul, pop e r&b che le ha fatto guadagnare, finora, 225 fra dischi d’oro, di platino e multiplatino.

Che cosa rappresenta l’Italia per lei?

«Tante cose: è l’eccellenza della moda; è la passione del suo pubblico e della gente; è l’amore per tutto ciò che è bello. Sono davvero onorata di essere accettata e amata da un Paese dove tutto è al massimo livello».

A che punto è della sua carriera? Che cosa la spinge ad andare ancora avanti dopo tanti successi?

«Amo quello che faccio. L’industria musicale non è solo qualcosa di negativo, come di solito si pensa. L’ho pensato anch’io a lungo. Ma adesso ho capito che, se si è onesti in ciò che si fa, non è possibile essere toccati da certi aspetti delle multinazionali della musica».

Che musica ascolta quando non è lei a farla?

«Tante cose diverse. Ieri, per esempio, mentre mi truccavo stavo ascoltando Mumford & Sons ed Ellie Goulding. Mi piacciono molto».

Ha dei modelli? Ne ha avuti agli inizi della carriera?

«Sinceramente, no. Mi piacevano molto cantanti come Janet Jackson o Mariah Carey. Ma non le vivevo come modelli da imitare. La mia voce è diversa dalle loro e non sarei mai stata in grado di cantare nel loro stile.

Le piacciono i rapper?

«Spero di non deludere nessuno, ma devo dire che, no, non mi piacciono. Il rap degli anni Ottanta un po’, ma quando si scivola verso il Gangsta Rap di oggi, mi spavento e scappo via (ride ndr)».

Ha un disco dell’isola deserta?

«Pino Daniele».

Davvero? Non lo dice per compiacere i suoi fan italiani?

«No, no. Lo adoro. La notizia della sua morte mi ha devastato».

C’è qualche sua canzone in particolare che ama?

«Non ricordo i titoli, ma le melodie, quelle sì. Se vuole, posso accennarne qualcuna».

Non c’è bisogno, le credo sulla parola.

«Ma, a parte Pino, devo dire che amo, in genere, canzoni non in Inglese, con parole in una lingua che non conosco. Mi emozionano. E penso che anche la mia musica faccia lo stesso effetto su persone che non comprendono l’Inglese. La musica, in fondo, è tutta una questione di emozione. Non è così?».

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