«Anche a Pianella favori agli imprenditori»

Ecco l’esposto che ha dato il via all’indagine: liquidazioni non dovute alle imprese amiche
PESCARA. Le prime «gravi irregolarità» attribuite all’architetto Fabrizio Trisi – «Vere e proprie false attestazioni» e «liquidazioni di somme non dovute» – portano al Comune di Pianella. Dopo un primo mandato da dirigente al Comune di Pescara con il centrodestra di Luigi Albore Mascia (Forza Italia) tra il 2010 e il 2014, Trisi arriva a Pianella su chiamata dell’allora sindaco della Lega, Sandro Marinelli: è lui il dirigente del settore Gestione del territorio.
Trisi resta a Pianella per quattro anni e, quando passa le consegne al successore, il nuovo dirigente si accorge di «presunte irregolarità su alcune gare d’appalto», a partire dai lavori del teatro comunale: appalti affidati a imprenditori «verosimilmente favoriti da Trisi sia nelle procedure di aggiudicazione che, poi, nel corso della realizzazione dei lavori». Il successore di Trisi presenta un esposto e, chiamato a riferire in Procura, conferma: «Vere e proprie false attestazioni che Trisi avrebbe effettuato per favorire la liquidazione di somme non dovute all’impresa Edilizia Candeloro srl». A fronte di un appalto da 32mila euro, ne sarebbero stati liquidati almeno il doppio. Ma non è l’unico caso all’attenzione della Procura: le ipotesi parlano di «ingenti somme di denaro pubblico non dovute», «opere mai realizzate dall’impresa», «opere realizzate da una precedente impresa», «alcune opere realizzate in difformità al progetto sismico».
Con queste accuse in mano, «per accertare la commissione di ulteriori gravi delitti», la Procura avvia le intercettazioni e scopre che «anche al Comune di Pescara l’attività di Trisi viene esercitata attraverso una gestione affaristica e personalistica che consente di ipotizzare episodi sia di corruttela che, in ordine alle gare d'appalto, di turbata libertà degli incanti».
L’esposto su Pianella è il blocco di partenza dell’inchiesta “Tana delle tigri”: «Il dirigente Trisi», scrive il gip Fabrizio Cingolani sull’ordinanza di arresto, «gratifica con commesse di lavori, anche di rilevante importo, una ristretta cerchia di imprenditori con i quali intrattiene rapporti diretti e confidenziali, spesso a scapito delle procedure di gara. Tali commesse vengono assegnate con il criterio dell’affidamento diretto o della somma urgenza, ma anche in maniera indiretta, con l’assegnazione delle stesse a un’impresa segnalata dall’imprenditore amico che poi effettuerà i lavori attraverso contratti di subappalto». (p.l.)

