«Anche i primi mesi 2023 danno segnali positivi»

Il professor Giuseppe Mauro interpreta i dati abruzzesi pubblicati ieri dall’Istat «Si temeva l’inizio della recessione, invece la regione ha saputo reagire bene»
I dati sull’andamento del Pil, del mercato del lavoro e dello scambio di beni e servizi sui mercati internazionali nel I trimestre 2023 sono positivi ed esprimono una crescita dell’Abruzzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I risultati sono incoraggianti perché ottenuti, ed è bene ricordarlo, in un contesto in cui molti analisti temevano l’inizio di un ciclo recessivo. In effetti, l’economia abruzzese ha saputo reagire alle avversità manifestando un’encomiabile dote di resistenza. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel I trimestre 2023, il numero degli occupati è pari a 500mila unità: + 3,5% rispetto al 2022. Il tasso di disoccupazione è sceso all’8,2%, mentre i tasso di occupazione tocca per la prima volta il 60,6%.
Si tratta di percentuali alquanto significative perché non solo si agganciano alla media nazionale e, quindi, si collocano nettamente al di sopra dei valori del Mezzogiorno, ma soprattutto perché tendono a superare la situazione esistente prima della pandemia. L’aumento è trainato dal settore dei servizi con oltre 14 mila unità in più e un incremento del 4,5%. Anche il settore manifatturiero registra una crescita non trascurabile del 6,9%. Ovviamente, questa lettura non esaurisce le difficoltà di carattere strutturale che si presentano nel mercato del lavoro sia in Italia che in Abruzzo. Un esempio è dato dal ricorso al lavoro a termine che appare sempre vivo ed esteso, da generare una precarietà persistente. Ecco perché salari adeguati, percorso di stabilità seppur in presenza di una certa flessibilità, uguaglianza di genere e formazione permanente diventano obiettivi concreti e non solo per motivi di equità sociale.
Un ulteriore riflessione riguarda il divario che sta nascendo sul mercato del lavoro tra l’esigenza delle imprese di reperire personale qualificato e la crescente automazione dei processi produttivi. Tale divario va a discapito della produttività, della crescita salariale e della competitività delle imprese. La rinnovata vitalità del sistema economico abruzzese trova anche riscontro nell’andamento delle esportazioni. In percentuale, la crescita è dell’8,7%, con particolare riferimento ad alcuni comparti produttivi come nel caso del settore farmaceutico (+62,1%), alimentari e bevande (+25,7%) e il tessile-abbigliamento (+17,8%). Viceversa subiscono un ulteriore arretramento i mezzi di trasporto il cui andamento decrescente richiede un apposito approfondimento. Basti pensare che l’incidenza sul totale delle esportazioni regionali in pochi anni è passato dal 51,7% al 32,7%. Dai dati emerge che l’export è trainato dall’eccellenze imprenditoriali della Regione, ma anche da realtà produttive di piccole e medie dimensioni che si caratterizzano per tradizione familiare, rapporti con il territorio, manualità e creatività diffusa. Risultati, dunque, meritevoli di attenzione. Tuttavia, non bisogna sottovalutare l’incertezza che ancora accompagna il percorso di crescita. In proposito, basti pensare alla contrazione della domanda internazionale che può avere ripercussioni sulle imprese esportatrici, tenuto conto, per esempio, che la Germania è il principale partner commerciale della Regione. Si pensi ancora alla minore incidenza degli incentivi a favore delle famiglie e delle imprese che possono abbassare il livello della domanda aggregata, oppure all’influenza negativa esercitata dalla politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea, che con l’aumento dei tassi di interesse tende colpire mutui e investimenti privati. Da questo punto di vista le banche dovranno evitare la discriminazione tra grande e piccola impresa ed essere sensibili al fenomeno dell’inclusione e della tutela delle persone. La stessa inflazione, pur in fase decrescente, non include i beni della carrello della spesa i cui prezzi crescenti (circa il 12%) producono una riduzione dei consumi ed un allargamento del divario tra classi sociali. L’insieme di queste componenti negative, che determinano instabilità e incertezza, possono essere superate grazie agli effetti positivi generati dal Pnrr, in modo tale che l’aumento degli investimenti pubblici possa compensare la frenata degli investimenti privati.
È difficile poter dire quale sarà l’Abruzzo del futuro in quanto i cambiamenti, profondi e repentini, si producono e si consolidano al di fuori dei confini della Regione, come nel caso dei fattori geopolitici che hanno ripercussioni sui mercati nazionali e regionali. L’importante è individuare i nodi strutturali della Regione ed intervenire prontamente affinché l’Abruzzo possa consolidare un percorso virtuoso di crescita e, nel contempo, scoprire nuove fonti di avanzamento economico come nel caso del turismo sportivo, che se da un lato consente di far conoscere le bellezze della Regione, dall’altro produce effetti di ritorno non trascurabili sotto il profilo reddituale. Tuttavia, appare necessario operare in un clima costruttivo, evitando le “prediche inutili” come ricordava Luigi Einaudi.
* economista

