Anziano ucciso a coltellate Il figlio: «Un padre padrone»

22 Novembre 2023

Confessione choc durante l’interrogatorio: «Mi trattava come fossi spazzatura Abbiamo litigato per degli adesivi su una insalatiera e l’ho colpito. Poi il buio»

TERAMO. L’epilogo temuto arriva con la violenza dirompente di un delitto. È quasi l’alba quando Mario Di Rocco, 83enne teramano ex capostazione, muore in ospedale poche ore dopo essere stato accoltellato e per il 49enne figlio Francesco, studente universitario fuori corso di veterinaria appena entrato in carcere, l’accusa di tentato omicidio diventa quella di omicidio aggravato.
Si srotola nei primi atti di un fascicolo giudiziario la dinamica della tragedia familiare esplosa poco dopo le 23 di lunedì in viale Crispi, in un appartamento sopra la stazione ferroviaria di Teramo dove i due abitavano. Le parole che diventano pietre, i fendenti inferti con il coltello da cucina preso da un cassetto, l’anziano che cerca di fuggire, il figlio che continua a colpirlo e che quando il padre si accascia chiama il 118 per chiedere aiuto: «Ho accoltellato papà, venite subito». Poi la corsa in ospedale per l’anziano che morirà poco dopo le 4, la notte nella caserma dei carabinieri per l’uomo che nell’interrogatorio al pm di turno Monia Di Marco dirà: «Era un padre padrone, mi trattava come se fossi spazzatura, abbiamo litigato e io l’ho colpito, poi non ricordo nulla ma io non ho mai fatto del male a nessuno. Non so che cosa mi sia successo». Prima di chiedere aiuto con il suo telefono cellulare l’uomo ha lavato il coltello, lo ha messo sul tavolo e ha atteso l’arrivo dei soccorsi. Oggi l’udienza di convalida davanti al giudice Marco Procaccini, domani l’autopsia affidata al medico legale Cristian D’Ovidio per mettere i primi punti fermi. A cominciare dal numero di coltellate.
La LIte per l’insalatiera
e il coltello lavato
Nell’appartamento che padre e figlio dividono sono circa le 23 di lunedì quando tra i due scoppia l’ennesima lite, una delle tante. Perché, anche se i vicini raccontano di non averli mai sentiti urlare, tra chi li conosceva era risaputo il fatto che tra i due i rapporti fossero ormai tesi, difficili. Una situazione di malessere molto probabilmente peggiorata da due anni, da quando era morta la moglie della vittima e madre di Francesco. «Non andavamo d’accordo», ripete il 49enne nel corso dell’interrogatorio davanti al sostituto procuratore assistito dal suo avvocato Federica Benguardato, «mi maltrattava psicologicamente. Eravamo in cucina e abbiamo discusso, abbiamo litigato perché mi ha rimproverato di aver messo degli adesivi su una insalatiera. Mi rimproverava sempre, per qualsiasi cosa io facessi. Con me era sempre autoritario, brusco. Ricordo di aver preso un coltello e di averlo colpito, non so quante volte. Lui è caduto a terra, ho chiamato il 118 per chiedere aiuto». Poi ha lavato il coltello sotto l’acqua del rubinetto e l’ha sistemato sul tavolo. E ancora, sempre nell’interrogatorio prima del fermo: «Mio padre faceva tutto lui. Faceva la spesa, cucinava, gestiva i soldi della sua pensione. Voleva che studiassi per laurearmi e io studiavo. Ma litigavamo spesso. L’unica cosa che io facevo era quella di portare fuori la spazzatura tutte le sere».
L’anziano ha cercato
di scappare
I primi accertamenti tecnici eseguiti dai carabinieri del comando provinciale (guidato dal colonnello Pasquale Saccone) nell’appartamento di viale Crispi raccontano che davanti ai fendenti l’anziano abbia tentato di allontanarsi e di schivare quei colpi cercando riparo in un angolo della casa. Ma, dicono sempre le prime indagini, le coltellate sono continuate fino a quando l’ex capostazione si è accasciato a terra ormai in fin di vita. A questo punto la richiesta di aiuto del figlio e l’arrivo immediato dell’ambulanza del 118 con gli operatori che da subito hanno capito la gravità delle condizioni dell’uomo colpito con svariati fendenti. In ospedale, poco dopo le 23, Mario Di Rocco è arrivato già in condizioni gravissime: al Mazzini è morto intorno alle 4 e per il figlio, da poco trasferito in carcere dalla caserma dopo il provvedimento di fermo disposto dall’autorità giudiziaria, l’accusa da tentato omicidio è diventata quella di omicidio aggravato dai futili motivi e dal rapporto di parentela. Con l’ex studente che prima di lasciare la caserma ha chiesto di conoscere le condizioni del genitore: «Lui come sta? »
In carcere disposta
la sorveglianza a vistA
Per il 49enne Francesco Di Rocco in carcere è stata disposta la sorveglianza a vista: l’uomo si trova in una cella del reparto comuni con un altro detenuto.
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