Appalto Asl da 36 milioni il contratto è senza firma

10 Luglio 2014

Manutenzione di 3 ospedali: a 10 anni dalla prima gara le due ditte vincitrici non possono fare i lavori e l’azienda spende 5 mila euro al giorno in più per le proroghe

PESCARA. È un appalto da 36,2 milioni di euro per 5 anni che si trascina dal 2004, da quando l’allora direttore generale Angelo Cordone ha bandito la prima gara. Da allora sono passati 10 anni, si sono alternati il manager Antonio Balestrino e Claudio D’Amario, nominato nel 2009 e ancora in carica, ma l’appalto per il servizio globale dell’energia e della manutenzione edile e degli impianti degli ospedali di Pescara, Penne e Popoli non è ancora diventato cantiere. Il 12 maggio scorso, a ridosso delle elezioni regionali, l’appalto è stato affidato in via definitiva a un raggruppamento temporaneo di imprese formato dal Consorzio nazionale servizi (Cns) di Bologna e da un’azienda di Pescara, la Omnia servitia srl. Ma le ditte non hanno ancora cominciato a lavorare per la Asl perché il contratto non è stato ancora firmato. In base a una segnalazione arrivata sulla scrivania del presidente Pd della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ritardando la consegna dei lavori, la Asl spenderebbe «5 mila euro al giorno» in più. Il plico, quasi un esposto, chiede a D’Alfonso di intervenire per arrivare al passaggio di consegne a fronte di «inammissibili ritardi sin qui accumulati che hanno procurato e stanno tuttora procurando un grave danno economico».

L’appalto ha una storia travagliata tra gare sospese e revocate e ricorsi, dal Tar di Pescara fino alla Corte di Cassazione. Durante il periodo di sospensione della gara, la Asl si è ritrovata ad affidare proroghe su proroghe a un’associazione temporanea di imprese tra la Siram, una delle ditte adesso escluse, e la Omnia servitia, una delle vincitrici, «con possibilità di successivo atto di subappalto». E si parla anche delle proroghe nel documento recapitato a D’Alfonso: «Dal giugno 2006», c’è scritto, «la Asl avrebbe dovuto interrompere il contratto travolto da una sentenza del Consiglio di Stato. Non solo tutto ciò non è successo ma si è arrivati addirittura a concedere, di fatto, una proroga che allo stato risulta essere di circa 4 anni oltre la data di scadenza naturale di contratto che, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, non aveva alcuna validità». La segnalazione prosegue dicendo che il contratto tra Asl e Cns e Omnia servitia avrebbe dovuto essere firmato dal 16 giugno scorso ma non è accaduto. Nel frattempo, il caso giudiziario non si è ancora chiuso e la delibera 506 della Asl spiega perché: «Le ditte escluse hanno proposto impugnazione al Consiglio di Stato che, alla data odierna, non si è ancora pronunciato».

La Omnia servitia, costituita nel 2003, ha sede in via Ragazzi del ’99, si occupa di «manutenzione, riqualificazione e razionalizzazione energetica degli impianti tecnologici, termici e idrici» e impiega 23 dipendenti. La ditta è controllata dalla Colasante holding srl di Mozzagrogna, società che detiene tutte le quote del capitale sociale di 102.400 euro.

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