Appalto Asl, sì alla revoca da 11 milioni

16 Giugno 2021

La gara per le residenze psichiatriche già nel mirino della Procura. il Tar: legittimo lo stop all’affidamento alla coop La Rondine

PESCARA. I giudici del Tar di Pescara rigettano la richiesta di sospensiva presentata dal Consorzio Sgs di Lanciano contro la Asl in relazione alla revoca della gara di appalto finita nel mirino della magistratura: quella da 11 milioni di euro che secondo l’inchiesta della procura sarebbe stata truccata grazie all’intervento del dirigente Asl Sabatino Trotta, finito in manette insieme all’ex presidente della coop La Rondine, Domenico Mattucci, e alla sua coordinatrice Luigia Dolce. Il 27 aprile scorso, l’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, uno degli indagati per corruzione nell’inchiesta in corso, aveva annullato quella gara proprio sulla scorta delle iniziative intraprese dall’autorità giudiziaria. Il Consorzio Sgs, che ha sotto di sé La Rondine, aveva quindi chiesto ai giudici amministrativi la sospensiva di quella decisione per una lunga serie di motivi. La Asl si era opposta ribattendo punto per punto il ricorso del Consorzio, riuscendo ad ottenere il rigetto della sospensiva. «Non appare comunque irragionevole né incoerente, rispetto alle gravi circostanze poste a base dell'autotutela», scrivono i giudici del Tar, «la scelta dell’amministrazione di indire una nuova procedura ponte per l’individuazione di un diverso operatore, risultando in questa fase comunque prioritario l’interesse all’espletamento del servizio di pubblica utilità nei confronti peraltro di pazienti fragili».
Un successo per la Asl di Pescara che pure, qualche settimana prima di annullare in autotutela questa gara, apparsa sui giornali la notizia del coinvolgimento nell’inchiesta di Ciamponi, con una nota a firma dello stesso Ciamponi aveva detto testualmente: «Ribadisco che l’aggiudicazione dell’appalto in favore della cooperativa Sgs e, per essa, dell’impresa esecutrice designata coop La Rondine, è avvenuta nella più totale sconoscenza, da parte dei dirigenti preposti e del sottoscritto, dei fatti di corruttela che risultano emergere dalle indagini in corso. Preciso altresì che il provvedimento di aggiudicazione e successivo contratto sono stati sottoscritti a seguito di approfondita e rigorosa istruttoria ad opera dei competenti uffici amministrativi della Asl, con la consulenza di un legale esterno esperto della materia». Ma evidentemente così non era, visto che poi è stato interessato anche il comitato tecnico per arrivare alla revoca della gara.
Il Consorzio, che ancora oggi sta lavorando per garantire la continuità fino all’arrivo del nuovo gestore, lamentava anche il fatto di non essere stato individuato come partecipante alla nuova gara con un’altra Coop associata, ed aveva anche puntato il dito contro la Asl, sostenendo che la sua decisione era stata presa anche per altri motivi. «La motivazione», scrivono i legali del Consorzio nel ricorso, «è anche palesemente contraddittoria in quanto, da un lato connota in termini di massima negatività e illeicità l’aggiudicazione predisposta in capo al Consorzio, dall’altro ritiene che il servizio debba comunque proseguire, affidandolo allo stesso Consorzio, “confessando” cioè la vera finalità sottesa al provvedimento impugnato, ossia quella di porsi al riparo in misura cautelativa da eventuali e future contestazioni penali, accettando consapevolmente il rischio di emettere provvedimenti abnormi e per nulla giustificati in concreto». Ma così non la pensano i giudici del Tar che hanno comunque dato ragione alla Asl. E la stessa Asl, nella sua memoria, aveva evidenziato le possibili conseguenze di una eventuale sospensiva: «Determinerebbe una non auspicabile paralisi dell'azione amministrativa con effetti che si riverbererebbero, inevitabilmente, sulla procedura negoziata che è stata indetta dalla Asl». E questo perché una volta annullata la gara, la Asl «non poteva esimersi dal bandire una procedura di affidamento “ponte” in grado di assicurare la sollecita erogazione del servizio a beneficio dei “pazienti fragili”, le cui famiglie resterebbero prive di adeguata tutela».