Appalto riscossioni: assolto l’ex sindaco

8 Luglio 2020

TURRIVALIGNANI. Si chiude con una condanna e un’assoluzione una vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti l'ex sindaco di Turrivalignani, Roberto Di Cecco (assistito dall'avvocato Andrea Cocchini),...

TURRIVALIGNANI. Si chiude con una condanna e un’assoluzione una vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti l'ex sindaco di Turrivalignani, Roberto Di Cecco (assistito dall'avvocato Andrea Cocchini), assolto per non aver commesso il fatto, e l'ex responsabile della Sican (una società di riscossione) Carlo Di Fiore, condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione dal tribunale collegiale.
La Sican era la società che, all'epoca dei fatti, aveva vinto l'appalto ed era stata incaricata di riscuotere le imposte comunali e le sanzioni amministrative elevate per violazione del codice della strada. I Comuni con i quali la Sican aveva sottoscritto il contratto erano quelli di Turrivalignani, Popoli e Lettomanoppello. L’accusa che la procura pescarese contestò agli imputati (nel processo era coinvolto anche un secondo dipendente della Sican che nel frattempo è deceduto) era quella di peculato: per essersi appropriati dei soldi delle riscossioni che avrebbero invece dovuto versare nelle casse dei rispettivi Comuni.
Nel capo di imputazione si parla di 75mila euro di mancati versamenti al Comune di Turrivalignani, 53mila euro al Comune di Popoli e 290 euro a quello di Lettomanoppello. Nel luglio del 2016 arrivò per i tre il rinvio a giudizio e si aprì il processo andato avanti per quattro anni. Di Fiore finì agli arresti domiciliari e sostenne sempre la sua estraneità ai fatti. Ieri c'è stata la discussione dove la difesa di Di Cecco è riuscita a dimostrare, per l'ex sindaco di Turrivalignani, l'insussistenza di una qualsiasi prova che lo potesse collegare a quei fatti. A Di Cecco veniva contestato di non aver posto all'attenzione dell'ente comunale il mancato riversamento trimestrale delle somme incassate dalla Sican, nonché di non aver sollecitato la stessa società al rispetto del contratto. Dal processo sarebbe invece emerso che quel controllo non spettava a lui, e che l’ex sindaco non ebbe mai nessun tipo di contatto con i vertici Sican e nulla sarebbe emerso neppure dalle intercettazioni telefoniche e dal controllo dei conti correnti bancari. Di Fiore, al contrario, era stato accusato, anche sulla scorta delle indagini della Finanza, di aver utilizzato quei soldi non versati per «scopi personali», circostanze sempre negate dall'imputato. L'inchiesta prese il via da accertamenti sulle tasse versate per un anno e mezzo da un bar di Popoli,mai arrivate nelle casse comunali, e poi estese agli altri Comuni interessati dall'attività della Sican, che poi fallì. (m.cir.)