Apparecchi anti rumori in piazza Muzii I gestori dei locali: misura inaccettabile

PESCARA. Dieci nuovi fonometri nella zona di piazza Muzii per misurare il livello della musica e dei rumori che disturbano il sonno e la quiete dei residenti della zona della movida. Dopo un periodo...
PESCARA. Dieci nuovi fonometri nella zona di piazza Muzii per misurare il livello della musica e dei rumori che disturbano il sonno e la quiete dei residenti della zona della movida. Dopo un periodo di collaudo dei macchinari e di studio dei dati, se l’eventuale sforamento dei decibel non dovesse avere un miglioramento rispetto agli ultimi rilievi dell’Arta che risalgono allo scorso mese di luglio, il Comune ha annunciato la limitazione degli orari per l’occupazione del suolo pubblico e quindi la chiusura anticipata dei locali. A renderlo noto, al termine del tavolo tecnico per l’attuazione del piano di risanamento acustico, sono le associazioni di categoria Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti rimarcando il «clima di sostanziale sfiducia» che di fatto avrà come immediata conseguenza «il taglio di tutto il movimento del dopocena e la compressione anche dei tempi della ristorazione».
Il tavolo tecnico convocato dall’amministrazione comunale si è tenuto lunedì. All’interno di un quadro di discussione più ampio, l’elemento centrale contestato dai rappresentanti delle attività artigianali e commerciali sono i nuovi esami fonometrici previsti tra piazza Muzii, via Battisti e le strade limitrofe. Preoccupa la possibilità (tutt’altro che remota) di sforare i limiti, visto che possono essere facilmente superati anche da due persone che scherzano tra di loro per strada o dai rumori prodotti dai servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti. «Non possiamo assolutamente accettare», sottolineano Confartigianato, Cna, Confcommercio e Confesercenti, «le proposte che sono state portate in discussione al tavolo di cui, è bene ricordarlo, noi siamo solo ospiti, avendo un ruolo esclusivamente consultivo. Non possiamo accettarle perché sono sostanzialmente una strada che conduce a una sola destinazione, la delocalizzazione della movida dal centro della città, se non addirittura dalla stessa Pescara, in vista dell'obiettivo di un'unica grande area metropolitana che ci unirà anche a Montesilvano e Spoltore».
In sostanza i rappresentanti degli operatori economici della zona centrale della movida non vedono nelle proposte, così come sono state formulate, spazio «per la reale ripresa di un'area che l'emergenza sanitaria prima e le scelte dell'amministrazione poi stanno trascinando verso una morte nemmeno tanto lenta». «Tanti locali hanno già chiuso, altri non hanno trovato miglior fortuna nella riconversione, fatto sta che una ricchezza economica della città è stata letteralmente sacrificata in nome di non si sa quale visione», sostengono le associazioni. «Di fatto», proseguono, «stanno dicendo a tutti gli operatori del food and beverage che devono lasciare i loro negozi e andare altrove. E questo finirà per condannare l'intero sistema commercio del centro, a cui i locali serali, con la loro offerta, garantiscono movimento, visibilità, in una parola generano economia. Non è un problema di pochi investitori, è il problema di una città in passato vocata al commercio che ora sta perdendo completamente la sua dimensione attrattiva. È un piano di destrutturazione di un intero comparto commerciale, non di risanamento acustico, che taglia presenze produttive senza offrire alternative credibili. Abbiamo fatto tante proposte, sempre inascoltate, per trovare una mediazione con le esigenze dei residenti. Ora la strada intrapresa ci spinge a una sola considerazione: questa non è più la nostra città».

