Appello dell’ex rivale Letta «Il Pd non può finire così» Renzi diserta la direzione

Il ministro Orlando: «Pronto a candidarmi se serve a fermare la scissione» Nessuna apertura dai renziani. Guerini: «Matteo ha già parlato in assemblea»
ROMA. Matteo Renzi non tratta. Il giorno dopo l’assemblea del Pd che ha sancito la rottura con la minoranza di Rossi e Speranza e (forse) Emiliano il leader del Pd non ha intenzione di fare nessuna concessione agli «scissionisti». E anzi è ancora incerto se andare o meno alla direzione convocata per oggi che dovrà fissare date e regole del congresso ed eleggere la commissione di garanzia. Renzi potrebbe non partecipare. E in ogni caso, anche se decidesse all’ultimo di partecipare come ospite visto che si è dimesso da segretario, non parlerebbe, fanno sapere al Nazareno. Emiliano aspetta delle risposte? «Abbiamo già dato tante risposte in questi giorni», risponde il vicesegretario Pd, Lorenzo Guerini, ai cronisti che lo interrogano sullo stato dell’arte della telenovela Emiliano. Ma se Renzi a botta calda ha liquidato come bluff la scissione della minoranza con gli emissari di Emiliano sotto traccia si continua a discutere. E tra i renziani cresce la convinzione che alla fine Emiliano resterà nel Pd, anche senza ricevere segnali di nessun tipo. Ma nessuno ha intenzione di rallentare la tabella di marcia per aspettare Emiliano. «Se Emiliano vuole partecipare al congresso bene, altrimenti farà le sue scelte, non è che possiamo fermarci per lui», spiega un fedelissimo dell’ex premier. È il 19 giugno la data ultima per eleggere il nuovo segretario del Pd. Ma il congresso si chiuderà probabilmente prima, tra il 9 aprile e il 14 maggio.
Intanto in attesa del liberi tutti finale si moltiplicano gli appelli a restare uniti. Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano lavorano a una candidatura alternativa a Renzi. Potrebbe essere lo stesso Orlando, alla fine, a scendere in campo. Il leader dei Giovani turchi è il più attivo con Cuperlo a cercare di frenare quello che Enrico Letta definisce sulla sua pagina Facebook come «cupio dissolvi». «Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Non può, non deve finire così», scrive l’ex premier che proprio tre anni fa fu costretto a lasciare palazzo Chigi. Letta chiede che «generosità e ragionevolezza» prevalgano sulle logiche di potere. Non cita Renzi, ma è evidente che pensa a lui. «Caro Letta il Pd non finisce certo qui. La nostra storia è più importante dei nostri leader», replica da Twitter Matteo Ricci.
E un appello a restare uniti o fa anche Orlando che, con la proposta di una assemblea programmatica prima del congresso, ha cercato di frenare la corsa di Renzi. «Se la mia candidatura impedisse la scissione sarei già candidato, non ho capito quale sia il problema di questo passaggio», dice il ministro della Giustizia che con Cuperlo spera fino all’ultimo di poter fermare l’uscita di Bersani e Rossi dal partito. Ieri Cuperlo ha incontrato alla Camera Ettore Rosato, il capogruppo dem, e Lorenzo Guerini. Renzi deve concedere più tempo, ripensare i tempi del congresso per fermare la scissione, ha spiegato. «Finiremo per pagare un prezzo politico troppo alto, perché la scissione non è solo numerica, è simbolica: ha ragione Delrio se si apre la crepa si rischiano altri crolli e comunque è la diga, il Pd, a non essere più sicura», ha detto l’ex presidente del Pd.
Ma anche nella maggioranza che ha sostenuto Renzi qualche ripensamento si comincia a cogliere. «Secondo me non è una scissione ma l’abbandono del Pd da parte della minoranza. È la fine di un sogno», dice Matteo Richetti ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. «Perché Bersani - che per me è un padre fondatore del riformismo di sinistra in Italia - alza i tacchi e se ne va, anziché sfidare Renzi al congresso? Questo rimane incomprensibile», aggiunge. Quanto a Renzi ora che si ricandiderà alla segreteria «non deve mettere in campo un secondo tempo uguale al primo, ma un tempo nuovo. Io penso che questa leadership possa parlare ancora un linguaggio comprensibile al Paese».
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