Appello per il familiare scomparso «Segnalate scarpe e bastoncini»

La moglie e le figlie di Fattiboni, sparito a Caramanico a settembre, distribuiscono volantini in paese e chiedono aiuto agli escursionisti: «Se avvistate oggetti nei sentieri, chiamate subito i carabinieri»
CARAMANICO. Non si arrende la signora Lilly. A tutti i costi vuole ritrovare suo marito, Carlo Rodrigo Fattiboni, pescarese di Brugherio, nel milanese, 76 anni all'epoca della scomparsa, avvenuta il 3 settembre scorso mentre passeggiava nei boschi della Valle dell'Orfento, a Caramanico.
Sette mesi dopo la sparizione, la «speranza è quella di trovare almeno il corpo», è il pensiero della famiglia Fattiboni, prostrata dalla lunga attesa, un tunnel buio dalle luci affievolite. Ma la speranza è ancora accesa.
Per questo mamma Lilly, sostenuta dalle figlie Francesca e Ines, è tornata a Caramanico, in questi giorni, per distribuire in paese i manifesti con le immagini dei bastoni da nordic walking e le scarpe colorate uguali a quelle indossate dal marito il giorno in cui è sparito nel nulla. Un gesto disperato pieno di speranza.
«La speranza», spiega Francesca Fattiboni, «è quella che escursionisti di passaggio tra i boschi dell'Orfento possano avvistare i bastoni o le scarpe», e segnalarne la presenza alle forze dell'ordine, senza toccare il materiale rinvenuto.
Magari, escursionisti «muniti di binocolo che riescano a vedere e trovare qualcosa, anche un pezzo di tessuto per restringere il campodelle ricerche». Anche un piccolo bastone, per riaccendere il cuore di mamma Lilly e delle figlie che da settembre non hanno mai smesso di lanciare appelli.
L'ultimo risale ai primi di marzo: «Aiutatemi a ritrovare il mio papà», è stato il grido di dolore di Francesca. Carlo Rodrigo Fattiboni, ex dirigente di una cartiera in Brianza, è stato cercato fino a dicembre da un centinaio di uomini del soccorso, tra vigili del fuoco, carabinieri, speleologi del soccorso alpino, forestali, elicotteri e cani molecolari. Tre mesi di ricerche serrate e poi qualche puntata sporadica in questi primi mesi dell'anno, ma mai la resa da parte dei soccorritori, che la famiglia ringrazia con tutto il cuore a cominciare dal prefetto Gerardina Basilicata che ha coordinato le indagini.
«Abbiamo trovato una grande umanità, affetto e disponibilità da parte di tante persone», è il commento della famiglia che sa perfettamente quanto lavoro certosino, quante energie profuse e quante ore di ansia sono state vissute dalle squadre in azione su un raggio di decine di chilometri di superficie da perlustrare.
I volantini sono stati affissi sulle bacheche del centro visite "Paolo Barrasso" e distribuiti ai negozianti, amici e conoscenti di Caramanico, paese che Fattiboni adorava e nel quale soggiornava per vacanze da una decina d'anni.
«Se lungo il vostro percorso», recita il manifesto, «vedete un bastoncino da trekking telescopico o scarpe come nella foto», di colore giallo e verde, «vi chiediamo di non prelevare» gli oggetti «dal punto dell'avvistamento, ma di comunicare la localizzazione a carabinieri forestali: 085922084 oppure 085922245; centro visite 085922343 o 085920013 oppure carabinieri 085922203».
Fattiboni aveva appena acquistato bastoni simili nei giorni precedenti la sparizione e quel pomeriggio di settembre, alle 16,55, era uscito dalla pensione di via Roma per provarli. Si era incamminato verso i monti, nella zona del centro visite dove per tre mesi è rimasto aperto il centro di comando avanzato dei vigili del fuoco.
Lilly Fattiboni in queste ore sta ripercorrendo quei luoghi, il suo sguardo è rivolto verso quelle valli sterminate e infestate di animali selvatici dove suo marito, forse, ha trovato la morte. E' «molto provata», confessa la figlia Francesca, dalla lunga assenza del marito. Ma non ha alcuna intenzione di arrendersi. Anche solo il corpo del suo Carlo Rodrigo, rivuole a casa.
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